A. WEGER
LIBRERIA BRESSANONE

via Torre Bianca, 5
39042 Bressanone BZ
Tel. +39 0472 836164
Fax. +39 0472 801189
info@weger.net

 
 
 
BIOARCHITETTURA
 

Numero 47 di febbraio-marzo 2006

Le meraviglie nella Dream House
Stefano Orlando Puracchio

Alcuni autori usano il termine “bioarchitettura” come sinonimo di quella branca dell’architettura, detta bioclimatica, che si pone l’obiettivo di porre in relazione l’edificio con le risorse energetiche naturali disponibili in loco; altri sostengono invece che bioarchitettura sia la fusione dell’architettura bioclimatica con le pratiche di una edilizia incline a soluzioni tradizionali venate (scandalo dell’establishment) di geomanzia, geobiologia, tarocchi e simili. Tali incertezze circa la definizione e l’oggetto di studio non devono sorprendere: situazioni simili persistono in molti campi (basti pensare al dualismo semiologia versus semiotica) soprattutto là dove la commistione fra sottogeneri si arricchisce di elementi provenienti da aree di studio limitrofe. Nel Giappone modernissimo ma con radici antiche, ad esempio, il concetto di “architettura ecologica” appare come confluenza di tre elementi: bioclimatica, feng shui e domotica. Non solo dunque attenzione ai materiali, ai manufatti o agli strumenti di produzione poco inquinanti, al risparmio energetico, all’isolamento acustico e alla cura per l’ambiente esterno; non solo si mantengono vive le consolidate conoscenze del feng shui, ma si pone una attenzione particolare anche all’integrazione nel quotidiano delle tecnologie più avveniristiche. Il termine domotica deriva dall’importazione del neologismo francese domotique, a sua volta contrazione della parola greca domos (casa, edificio) e di automatique (automatica, o secondo alcuni informatique, informatica). La domotica ha dunque come oggetto di studio privilegiato l’home automation (automazione della casa) definendo sistemi per automatizzare l’abitazione e facilitare l’adempimento delle azioni connesse all’abitare. In altre parole propone sicurezza e benessere, in un contesto di design appropriato e compatibile con i principi della sostenibilità. Attraverso un’unica “centrale intelligente” collegata ad una serie di controlli periferici (come i pannelli touch screen) riesce a gestire e rendere più agevoli le varie attività interne all’abitazione (accensione luci, attivazione e comando elettrodomestici, gestione climatizzazione, apertura di porte e finestre, ecc.), ne aumenta la sicurezza (controllo anti-intrusione, fughe di gas, incendi, allagamenti, ecc.) e consente la connessione a distanza con servizi di assistenza (tele-soccorso, tele-assistenza, tele-monitoraggio, ecc.). Secondo gli analisti giapponesi ci vorranno ancora circa dieci anni perché si diffonda il nuovo volto della casa, cioè per trasferire l’utopia di una vita agiata e salubre ma a basso consumo energetico, dagli allestimenti occasionali ed un po’ artificiosi degli showroom tecno-glamour, alla realtà più prosaica (ma molto promettente) del mercato di massa. Al 2015 ha dato idealmente appuntamento Dream House PAPI, la casa futuribile allestita dalla Toyota in concomitanza con l’Expo Universale recentemente tenutosi in Giappone all’insegna dell’ambientalismo (tema guida “la saggezza della natura”). Realizzata in stretta collaborazione con Ken Sakamura, ideatore già vent’anni fa del progetto Tron votato al “total computing everywhere”, ambiente globale in cui i dispositivi elettronici intelligenti dialogano in tempo reale grazie alla creazione di un’architettura “sociale” (sic). Di particolare PAPI ha l’anima ubiquitaria, che “vive in uno spazio fluido e dinamico, permettendo di controllare tutto in remoto, da qualunque punto, interno o esterno all’abitazione”. Tra le soluzioni più innovative sperimentate c’è lo “storage intelligente”, una sorta di inventario computerizzato che consente di ritrovare gli oggetti dimenticati. Ovviamente l’intera superficie esterna, tetto e pareti, costituiscono una fonte di auto-approvvigionamento solare trasformato lì per lì in energia, stoccabile in apposite celle. Inedita l’area garage, ove il server domestico ed il sistema di navigazione di bordo collaborano scambiandosi informazioni e, nel caso, anche energia. Il motore Toyota Motor Corporation’s Prius hybrid Sedan garantisce, a detta degli esperti, una autonomia di circa 36 ore con un pieno (di elettricità o gasolio) per esempio in caso di blocco dell’approvvigionamento elettrico dell’appartamento a causa di un terremoto.
La Dream House (689 m2 calpestabili), frutto di cinque anni di progettazione e costruzione, è collocata in un appezzamento di terreno (3.500 m2) vicino al museo Toyota nella prefettura di Aichi. I suoi costituenti principali sono vetro e alluminio, messi in opera pensando alla loro futura riciclabilità. Uno speciale rivestimento rende autopulenti le grandi finestre di vetro che quindi non necessitano di interventi esterni. La sala da pranzo ha una superficie pari ad un mini appartamento normalmente usato da una famiglia di quattro persone a Tokyo. Inoltre il camino che svetta sul tetto procurerebbe problemi con il vicinato e probabilmente anche con le amministrazioni locali in una collocazione urbana ad alta densità.
Il Prof. Arch. Sakamura è però convinto che “le persone debbano vivere e lavorare in ambienti piacevoli ed avere molte stanze per muoversi certi di poterne avere una in particolare nella quale sentirsi rilassati.” Adatto ai nuovi lettori DVD e ai display widescreen integrati, impera l’impianto di home theater con sonoro surround, in grado di individuare dove le persone si trovano ed automaticamente regolare luce e suono in base a posizione e preferenze mnemorizzate. Il “comunicatore di ubiquità” (ubiquitous communicator) è comunque sempre disponibile per apportare i cambiamenti desiderati, anche alla temperatura dell’aria condizionata o alla velocità di ventilazione. Tuttavia riflessioni afferenti all’energia, alla socializzazione, alla equità, non possono non sollevare qualche dubbio.
 

 

 

 

 

 

 
   

Torna al numero 47 di BIOARCHITETTURA

Torna alla pagina degli arretrati di BIOARCHITETTURA

 

Casa editrice

Istituto Nazionale Bioarchitettura

 

 

 
 
 

 

I numeri dal 35 al 52

Sono editi dalla Mancosu Editore di Roma, a cui richiedere eventuali numeri arretrati.

   BIOARCHITETTURA Service
   Abbonamenti
   Contatto
   Redazione

  

   Redazione

   BIOARCHITETTURA

   C.P. 61 - 39100 Bolzano
   0471.278294