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BIOARCHITETTURA
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Numero 47 di febbraio-marzo 2006
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Esterni
Paola Pescetelli
Ripensare la città, spogliarla degli orpelli, riscoprire la
geografia dei luoghi di tutti e valorizzarne la funzione
culturale. È possibile vivere la città come luogo di esperienza e
di incontro, lo spazio pubblico come prima occasione di
accrescimento personale e culturale, gli avvenimenti collettivi
come momento privilegiato di reciprocità? Si, progettando una
rivoluzione degli spazi pubblici e del loro impiego, ma
allontanandosi dagli interni disegnati fin nel più intimo
dettaglio, laddove si diventa facile bersaglio della “cultura”
dell’isolamento e del consumismo. Diventano così possibili
tentativi spontanei di sopravvivenza che si ritagliano uno spazio
all’interno dello stato di emergenza delle città, della
desertificazione urbana, degli interessi privati che trasformano i
luoghi pubblici in spazi pubblicitari, la comunità in target, la
città in campagna di comunicazione a senso unico, nella quale il
cittadino ricevente deve obbedire ed abituarsi. Là dove gli spazi
per esprimere diversità, confronto, conoscenza diretta, sono
occupati da schermi – tascabili o immensi – che raccontano solo se
stessi, dove elementi e segni, pensati per essere replicabili,
producono invece le insoddisfazioni, i bisogni e le inespresse
espressioni di singoli cittadini ed intere comunità. Mettendo in
piazza allestimenti, eventi, performance, forme di espressione
eterogenee capaci di avvicinare sempre più persone e comunità a un
diverso modo di vivere lo spazio pubblico, diventa possibile
muoversi verso l’ideale di una città a misura d’uomo, in cui
rivivere più che sopravvivere. Per stupire e coinvolgere i
cittadini in un luogo di partecipazione attiva, stimolarne il
contributo ed il desiderio di sperimentare nuove situazioni, gli
strumenti non mancano. Dai grandi eventi multiformi alle
performance di una serata, dalle installazioni destinate a vivere
per mesi ad allestimenti che riflettono un nuovo nomadismo, dalle
campagne di comunicazione multietnica agli interventi sulle
recinzioni dei cantieri, dalla segnaletica socializzante agli
amaca-parking (improbabili aree di sosta urbana). Si tratta di
luoghi di libero accesso, fisico e ideale, là dove più facile è la
contaminazione culturale, dove la spontanea affluenza del pubblico
consente e rivela il superamento di una targetizzazione spesso
identificata in modo spiccio e superato. Gli allestimenti urbani,
artigianali e mobili, non pensati per mostrarsi esibitivi ma
semplicemente per rispondere in maniera funzionale all’idea di
piazza, diventano parte integrante dell’evento che nel suo farsi
attira e forma un gruppo a sé, sottolinea identità, sviluppa
progettualità. Così nelle piazze, nelle strade, negli incroci
delle arterie urbane, nei luoghi prestigiosi e rappresentativi
della città come in quelli abbandonati e segregati ai margini, è
possibile sperimentare un modello di intervento “altro”,
dimostrare che tutti i luoghi possono trasformarsi, assumere
valenze universali, animarsi. Non solo spazio fisico dunque, ma
soprattutto contesto umano in modificazione e inter-azione in
grado di stimolare la capacità sopita di scardinare i luoghi
comuni, di sfatare consuetudini rassicuranti, esplorare le
possibilità del dubbio, della riscoperta, del dialogo, del gioco.
Case histories
1. Nel febbraio 2004 viene affrontato, con gli studenti del
Polimoda di Firenze, il difficile rapporto moda-città. Un
marciapiede di via Tortona, nuovo polo milanese delle
manifestazioni della moda e design, durante la settimana della
Moda Donna si modifica per ospitare gli atelier degli studenti.
Attraverso un allestimento che coinvolge la presenza nel luogo, la
segnaletica, l’interazione, viene lanciata al mondo della moda la
provocatoria proposta di sperimentare momenti di integrazione
nello spazio pubblico urbano e adottare contenuti socializzanti.
L’idea si concretizza mediante la realizzazione di atelier mobili
e di alcuni servizi offerti al pubblico, con punti soccorso
itineranti e intrattenitori urbani. Spuntano quindi lungo il
marciapiede otto casette mobili in legno, provviste di
riscaldamento ed elettricità per illuminazione e per l’utilizzo di
strumenti di lavoro, personalizzate dai giovani stilisti con
insegne e prodotti in esposizione. L’allestimento, che si
concentra lungo il tratto che collega due showroom (dal numero 27
al 37) è valorizzato da una segnaletica di socializzazione
indotta: 30 cartelli stradali con messaggi di contenuto ironico e
creativo che stimolano le persone a modificare il proprio punto di
vista e comportamento: divertono, sorprendono, incoraggiano a
trovare punti di contatto col prossimo.
2. Dal 1996 esterni organizza un evento che si contrappone al
Salone Internazionale del Mobile. L’appuntamento annuale è ormai
un fatto storico nel panorama della città. Così nell’edizione
2004, Piazza Freud – una delle tante aree milanesi dimenticate
anche se in pieno centro – diventa una Città in Rivoluzione, un
luogo brulicante di persone e attività che sovverte scenari e
rituali. Idee e progetti, studiati e definiti in anni di
riflessioni e azioni, consentono alla piazza di farsi area
dimostrativa, catalogo vivente e luogo di sperimentazione. Qui
esterni costruisce una città ideale e concreta, da vivere subito:
un municipio per iscriversi a una cittadinanza attiva; un parco
giochi; un’amaca-parking per soste estemporanee; l’orto di tutti
che si alimenta delle cure di passanti e visitatori; Urbina – la
piazza dei bambini – costruita e utilizzata solo da loro; l’isola
spirituale per la pacifica convivenza e la libera professione
delle religioni; il palcoscenico per concerti di musica classica,
jazz e nuove sonorità; una piccola arena per proiezioni
cinematografiche; persino una tenda per pernottamenti. Ancora:
un’area per incontri e open lectures grazie all’adesione delle
Università; una zona per spettacoli teatrali e laboratori
progettuali; lezioni di giardinaggio; un punto di incontro in
costante aggiornamento per il car sharing; attività commerciali
mobili (libreria, degustazione di vini, punti di ristoro, noleggio
di biciclette, ecc.). Una scena insolita, che si anima di
esperimenti collettivi per la buona conduzione di uno spazio
condivisibile, dove una nuova segnaletica ristabilisce le
precedenze per i rapporti sociali e conduce a percorsi
alternativi: escursioni notturne nelle aree limitrofe, convivi,
picnic, feste. Un allestimento che per nove giorni e nove notti
induce a sperimentare nuove regole di vita collettiva.
3. Nel giugno 2004 nasce, in un quartiere centralissimo di Milano
che vive i disagi procurati dai lavori per la costruzione di box
sotterranei, proprio su una recinzione del cantiere, un “giardino
di tutti”: una spalliera di edera e gelsomini, tuttora curata dal
quartiere, che diventa il cuore di una nuova comunità. Il giardino
comprende anche un punto di incontro, una “bacheca di tutti” dove
i cittadini lasciano messaggi personali e di piccola pubblicità
commerciale. La sfida è attuare, in un quartiere che vive una
grande trasformazione sociale con l’insediamento di nuovi
residenti spesso provenienti da altri Paesi, un modello di
intervento capace di coinvolgere attivamente, trasformando un
luogo di disagio in occasione di integrazione. Un intervento che
ha vissuto nell’insolito allestimento un momento di gratificante
visibilità – trattandosi del primo e unico caso del suo genere a
Milano – e che si inscrive in un progetto di comunicazione ben più
ampio a cui esterni lavora da due anni per la cooperativa Silos
Buenos Aires.
4. Opposto e parallelo al Salone Internazionale del mobile e alla
Settimana del Design, nell’aprile 2005 è stato lanciato “il Salone
è Fuori”, evento dilatato negli spazi da riscoprire o inventare –
spazi ideali e fisici – e restituito ai cittadini perché torni a
essere vissuto come luogo di socializzazione. Location dell’evento
è stata l’intera città, con incursioni urbane nelle piazze e nelle
strade di maggior afflusso. Per questa manifestazione itinerante
che con rapidi assalti invita residenti e visitatori ad usufruire
di un’imprescindibile risorsa collettiva, esterni ha progettato e
realizzato delle unità mobili, carrelli multi-purpose adibiti a
bar, consolle dj, edicola, emporio, negozio di fiori, punto di
documentazione… Al design classico delle manifestazioni in corso,
si contrappone il design comune per la città: materia duttile,
spazio-forma sconfinato, pratica di una cultura di integrazione
che ogni comunità si trova a dover riscoprire. Soprattutto spazi
da inventare trasformando luoghi privati in contenitori di
aggregazione e scambio, con le stesse valenze di uno spazio
pubblico. Per esempio inventare, in una Milano poco aggregante e
ricettiva, un luogo dove i visitatori della settimana del design
possano non solo soggiornare ma anche scambiarsi idee e porre le
basi per collaborazioni e progetti futuri. La Casa dei Designer è
stata una prova aperta pensato per studenti, designer e
professionisti di passaggio a Milano, ma che coinvolge l’intera
città con un luogo dove non solo abitare ma anche conoscere,
creare, sperimentare. La realizzazione della casa è avvenuta nello
Spazio Ventura XV in zona Lambrate, che ospita solitamente eventi
e manifestazioni: un edificio a pianta rettangolare di circa mq
1.700 con due colonnati in cemento, un ballatoio a mezz’aria, una
parete in materiale speciale siliconico che filtra la luce.
L’allestimento della struttura è un intervento culturale che
sperimenta la circolarità tra accoglienza, incontro, esperienze
significative in campo umano, artistico ed espressivo. Un
contenitore ideale al quale corrisponde una zona notte di 100
posti letto con servizi, un punto di accoglienza e informazioni,
un’area comune con ristoro, edicola internazionale, internet point,
altalena, gioco del volano e zona lettura; inoltre, uno spazio
espositivo per mostre, workshop, feste e colazioni con designer e
architetti di fama internazionale. Più che ostello dai prezzi
competitivi la casa dei designer, spazio di socialità e
conoscenza, resta un esempio di fattibilità, un invito a tutta la
città a partecipare, volentieri accolto anche dalle aziende del
mondo del design che numerose hanno fornito mobili, complementi
d’arredo e oggetti di ogni genere per l’allestimento e
l’arredamento.





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