BIOARCHITETTURA
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Numero 47 di febbraio-marzo 2006
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Ricerche e controricerche
Tra inquinamento e salute
Petra Sasso
Come tutti sanno, agenti cancerogeni sono presenti nell’aria che
respiriamo così come nell’acqua, nel suolo, nel cibo. I prodotti
dell’attività industriale non sono la causa unica (anche alcuni
elementi “naturali” – per esempio l’amianto – sono dannosi) solo
che il problema chimico è di vastità tali da non poter essere
affrontato: mentre la ricerca continua ad inventare prodotti ed
aggregazioni sempre più raffinate e specialistiche, gli agenti
chimici già attualmente in commercio sono circa 70.000 (di cui
15.000 di frequente uso in edilizia) e di questi ne sono stati
indagati in maniera approfondita solo circa il 3%, dato
assolutamente irrisorio.
La principale malattia prodotta (o scatenata) da tali sostanze di
sintesi si chiama cancro.
Si tratta di una crescita anormale ed incontrollata delle cellule
che può colpire tutti gli organi e gli apparati, anche se si
manifesta più spesso alla pelle, al seno, alla prostata, ai
polmoni, all’apparato digerente ed al cervello. Nella comparsa
delle neoplasie hanno una notevole influenza molti fattori
individuali come il consumo di alcool, il fumo, l’alimentazione e
l’ereditarietà; inoltre tale epidemia, come ormai si può definire,
aumenta la sua incidenza in funzione dell’invecchiamento della
popolazione, che consente una maggior espressione degli effetti
della esposizione ad elementi cancerogeni.
Ma la vera causa va ricercata nella presenza di numerosi agenti e
situazioni a rischio nell’ambiente di lavoro e di vita per cui
tale malattia risulta strettamente connessa al degrado
dell’ambiente, all’introduzione incontrollata di sostanze
chimiche, di materiali e di tecnologie estranee all’ecosistema. Il
costante aumento dei casi ha fatto ipotizzare che nei paesi
industrializzati una persona su due è destinata ad ammalarsene
nell’arco della propria vita e che una su tre rischierà di
morirne. Gli studiosi distinguono tra cancerogeno iniziatore, che
induce il cancro sulla base di un evento iniziale di breve durata
(giorni o settimane), e cancerogeno promotore (con effetti
reversibili se l’esposizione cessa) che non determina l’insorgenza
del tumore, ma è in grado di amplificare il danno determinato da
un iniziatore: in definitiva agisce inducendo la proliferazione
cellulare, conferendo così alle cellule tumorali un vantaggio
replicativo rispetto a quelle normali. Mentre la promozione può
essere indotta anche da eventi biologici e da stimoli fisici o
meccanici, gli agenti cancerogeni chimici svolgono quasi sempre un
ruolo di iniziatore e di promotore. L’insorgenza e la formazione
del tumore viene anche detta cancerogenesi ed è un processo che si
manifesta in più stadi e dura nell’uomo anni o addirittura
decenni.
Lo stadio più avanzato del processo consiste nell’acquisizione da
parte delle cellule tumorali della proprietà invasiva, cioè della
capacità di colonizzare altre zone del corpo oltre a quella di
origine. La disseminazione del cancro avviene in genere attraverso
il sistema vascolare e comporta la formazione di varie masse
tumorali secondarie (metastasi).
A questo punto i trattamenti terapeutici sono particolarmente
difficili.
Nella ricerca sul cancro risulta quindi di vitale importanza la
prevenzione primaria, ossia l’identificazione ed il controllo
degli agenti che inducono il cancro o che sono comunque in grado
di aumentare la frequenza di insorgenza della malattia in una
popolazione esposta. Il vero dramma odierno non sta tanto
nell’ignoranza terapeutica in questo campo ma che, sino a quando
la dannosità non viene confermata – e spesso anche dopo la
conferma – questi prodotti circolano liberamente.
È infatti sempre complesso stabilire una chiara relazione di
causa-effetto fra l’esposizione ad un sospetto agente cancerogeno
e lo sviluppo della malattia dal momento che il periodo di latenza
fra l’esposizione e la comparsa del tumore è lungo. Poiché questo
complica gli studi in vitro o su cavie, solitamente l’evidenza più
chiara deriva da studi epidemiologici condotti sugli esseri umani.
Per il momento la potenziale cancerosità delle sostanze viene
classificata in funzione della loro presunta o dimostrata
aggressività.
L’Unione Europea distingue tre diverse categorie:
– sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo;
– sostanze che hanno dimostrato cancerigenità per gli animali (e
quindi si suppone che possano averlo anche per l’uomo);
– sostanze i cui studi hanno dato risultati preoccupanti, ma non
ancora sufficienti.
Un chiaro esempio della situazione organizzativa e gestionale in
cui siamo è dato dalla formaldeide che solo nel giugno 2004 è
stata dichiarata pericolosa ma viene usata tutt’oggi (solo con più
“parsimonia”) in una infinità di prodotti: nei collanti di
truciolati e materiali da costruzione e arredo così come in
prodotti per l’igiene e la manutenzione quotidiana della casa
quali deodoranti, cosmetici, disinfettanti, detergenti. La
pericolosità di prodotti contenenti formaldeide non si ferma agli
oggetti stessi: essendo questa un composto volatile è facilmente
assorbita da superfici come tende, tappeti, libri e rilasciata poi
lentamente nell’ambiente o, peggio ancora, viene assunta
facilmente da alimenti secchi o dalle componenti grasse dei cibi.
Nella nostra epoca “della comunicazione” l’acquirente è stato
abituato ad aver fiducia di tutto ciò che il sistema pubblicitario
“garantisce” senza afferrare una verità di base: la mancanza di
prove sulla dannosità di uno specifico prodotto quasi sempre
corrisponde ad una mancanza di studi approfonditi al riguardo. La
ricerca d’altronde, poco sostenuta dal sistema produttivo che non
ha interesse a porsi limitazioni, prosegue lentamente e solo di
rado arriva ad identificazioni certe e non confutabili da
contro-ricerche interessate.

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