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BIOARCHITETTURA
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Numero 47 di febbraio-marzo 2006
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Vitruvio lo sapeva
L’acqua migliora la qualità della vita
Wittfrida Mitterer
Secondo la Genesi (1°, 2): “La terra era sterminata e vuota e lo
spirito di Dio si librava sulla superficie delle acque”. In questo
versetto si incontra, per la prima volta nella Bibbia, la parola
acqua e anche, per la prima volta, la parola Spirito. Più avanti
si legge: “Sia una distesa in mezzo alle acque, che separi le une
dalle altre. Dio fece la distesa e separò le acque che sono al di
sotto della distesa da quelle che sono al di sopra di esse; così
fu sera e fu mattino”. Dunque l’acqua come elemento che separa il
tempo e lo spazio. Anche Vitruvio, nella prefazione al libro VIII
del De architectura, passa in rassegna le varie opinioni
sull’acqua. Racconta come Talete di Mileto, uno dei sette
Sapienti, la pensasse fecondata dalle piogge del cielo per
divenire il principio di ogni cosa. Pitagora, Empedocle, Epicarmo
e altri filosofi della natura sostenevano invece che gli elementi
primordiali fossero quattro, aria fuoco terra acqua che,
combinandosi tra di loro secondo un disegno fissato, producono le
qualità specifiche di ogni genere. Vitruvio ammette che senza
l’energia proveniente da questi elementi nulla può crescere e
vivere, ma ritiene l’acqua in particolare, “maxime necessaria et
ad vitam et ad delectationes et ad usum cotidianum”. Sicuramente
si tratta della sostanza inorganica più importante e abbondante
sulla Terra, elemento essenziale della vita, molecola basilare
formata da due atomi di idrogeno (H) e uno di ossigeno (O) uniti
tra loro da un legame covalente polarizzato. Seguendo le teorie
orientali potremmo riconoscere nell’atomo di ossigeno il numero
del principio maschile (Yang = positivo) e nei 2 atomi di idrogeno
il numero del principio femminile (Yin = negativo). La polarità
della molecola, cioè la sua leggera carica negativa verso
l’ossigeno e la leggera carica positiva verso l’idrogeno, potrebbe
segnalare che c’è del femminile nel maschile e viceversa. Il Tao
rappresenta l’acqua con un simbolo formato da una parte nera
(tenebre, freddo, femminile) e una parte bianca (luce, calore,
maschile). I due colori sono tenuti da un cerchio, simbolo di
unione di Yin e Yang, del microcosmo con il macrocosmo. Nell’acqua
vi è l’unione tra l’agitazione della superficie e l’immobilità del
profondo; fra la moltitudine delle sue forme (fluida, aerea) e
l’unità della sua sostanza; la trasparenza e il mistero. Tutte le
grandi religioni la ritengono luogo di nascita delle creature
animate e inanimate: acqua come principio cosmico femminile, anima
del mondo, madre e generatrice di vita, elemento che mette in
comunicazione creando un ponte tra lo spirito e la materia. Più
scientificamente, si tratta di elemento indispensabile per
qualsiasi processo biochimico, anabolico o catabolico e per la
fotosintesi clorofilliana nelle piante, che garantisce la
produzione di ossigeno. Sangue, linfa, e tutto il sistema dei
liquidi circolanti nell’uomo (costituito per circa il 70% di
acqua) è formato in gran parte da acqua. Le stesse cellule sono
costituite di acqua e sali minerali.
All’interno del corpo l’acqua ha funzioni fondamentali: permette
il meccanismo dell’osmosi, mantiene la temperatura costante,
lubrifica organi e giunture, mette in comunicazione le varie parti
del corpo. Sul pianeta Terra copre con fiumi, laghi, mari il 70%
della superficie costituendo il sistema di comunicazione globale.
In natura l’Acqua è presente in tutte e tre le forme fisiche:
solida, liquida e gassosa. Stranamente l’acqua, passando dallo
stato liquido a quello solido, diminuisce la sua densità per cui
il ghiaccio galleggia, consentendo la vita sotto i suoi strati.
Quando viene compressa, ad una temperatura inferiore ai 40 °C, in
situazioni quindi che rendono più viscoso qualsiasi altro liquido,
aumenta la sua fluidità. Altra caratteristica dell’acqua è il
movimento, che ci fa apparire l’acqua come “vitale” grazie al suo
continuo trasformarsi e muoversi secondo un ritmo che si esprime
nel saliscendi delle maree, nelle onde del mare, nel ciclo del
vapore acqueo. Nello scorrere si energicizza descrivendo spirali e
volute tendenti a disegnare il numero 8. Questo movimento ritmico
di salita e discesa è espresso dal Tao con una linea ondulatoria
verticale; se si specchia questa linea e la si sovrappone si
ottiene l’8, che simboleggia la circolazione
ascendente/discendente tra Terra e Cielo simile al movimento del
sangue degli organismi viventi superiori. Secondo alcune teorie
l’acqua sarebbe in grado di accogliere le energie cosmiche e
trasmetterle all’uomo. Secondo altre, l’acqua possiede memoria,
cioè ricorda le molecole con cui ha avuto contatto e quindi è in
grado di registrare la sua storia nella propria struttura fisica.
Certo è che l’uomo da sempre è affascinato del suo essere
inafferrabile e priva di colore, che la rende libera da qualsiasi
vincolo e le conferisce la capacità di trasformarsi e assumere
qualsiasi forma, riempiendo gli spazi e colmando i vuoti. Essa non
è mai una sola cosa: sorgente, fontana risanatrice, zampillo con
proprietà speciali; oppure viaggio verso imprese dense di
incognite; è fiume e mare, è dolce e salata, è nemica ed amica, è
confine e infinito, è “principio e fine” dice Eraclito.
In quanto tale è anche elemento negativo: Omero identifica in
Scilla e Cariddi l’emblema dei pericolosi vortici e dei gorghi
mentre Poseidone, dio del mare, incarna il carattere permaloso e
irascibile degli dei. In Esiodo (VIII sec. a.C., Teogonia) si
parla della grande inondazione come elemento di devastazione e
punizione divina: Zeus, volendo eliminare il genere umano per
tutte le sue scelleratezze medita di incendiare ogni cosa ma il
timore che le fiamme si propaghino fino all’Olimpo lo induce ad
utilizzare l’elemento contrario, cioè l’acqua con cui inonda i
campi, le pianure, i monti, travolge le messi, le mandrie e gli
uomini. Sono circa 400 le comunità mondiali che riportano nella
propria tradizione leggendaria orale o scritta il mito del diluvio
universale che distrusse l’umanità, tranne pochi eletti: come
nelle celebrazioni misteriche l’iniziato deve morire
simbolicamente per poter rivivere, così l’umanità deve passare
attraverso la morte per rigenerarsi. Qui l’acqua, fonte della
vita, si congiunge con la morte per dare origine ad una nuova
vita. Nella mitologia sumera il diluvio è inteso come l’evento
sacro che divide il tempo in ante-diluviale e post-diluviale, ma
anche la mitologia maya utilizza tre diluvi per distinguere
quattro ere del mondo, vissute da quattro diverse umanità. Il
diluvio babilonese è narrato nell’Epopea di Gilgamesh, un poema in
lingua assira, tramandato su 12 tavolette cuneiformi rinvenute a
Ninive nel secolo scorso. Nell’undicesima tavoletta si parla di
Utnapishtim, antenato di Gilgamesh, scelto dal dio Ea per
ricostituire l’umanità dopo il diluvio. La tradizione greca
presenta il mito di Deucalione e Pirra, superstiti di un diluvio
mandato da Zeus per punire la malvagità degli uomini. Noi, per
vendicare i perigli di Ulisse, abbiamo incatenato Poseidone e
irriso i mostri marini. Ma la nostra Itaca sembra lontana.

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