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BIOARCHITETTURA
 

Numero 48-49 di aprile-luglio 2006

C’era una volta
Cantina a Bassano

Henry Zilio, Tatiana Prest

L’obiettivo era ambizioso: adottare, pur nel tradizionalistico ambito della produzione agricola, un linguaggio contemporaneo; prestare attenzione alle trasformazioni del paesaggio e - ulteriore sfida - tendere al risparmio delle risorse e risolvere i complessi problemi strutturali costringendosi all’utilizzo di materiali tipici del luogo. Importanti opere di sistemazione e organizzazione hanno trasformato la superficie di partenza, incolta e abbandonata, in un vigneto di alta qualità. Per non sottrarre spazio all’attività agricola tutte le attrezzature produttive sono state raccolte in un unico manufatto ubicato in un’area centrale difficilmente utilizzabile ai fini della coltivazione. La scelta del sito ha comportato la risoluzione di complesse problematiche strutturali dovute da una parte all’azione dei rilevantissimi carichi indotti dal terreno e, dall’altra, alle dimensioni dei locali e alle esigenze di rappresentatività degli stessi. Per comprendere la delicatezza e la cura globale richieste è sufficiente non dimenticare che l’intervento insiste su un versante collinare ricostruito artificialmente. L’organizzazione dello spazio esterno connettivo, finalizzata anche a smorzare l’impatto visivo dei manufatti, ha comportato infatti un’accurata modellazione del terreno che ha adottato appropriate tecniche di ingegneria ambientale quali l’utilizzo di terre armate e scogliere in pietrame, la messa a dimora del verde, la realizzazione di percorsi veicolari e pedonali in terra stabilizzata. Gli importanti lavori di movimento terra hanno anche reso possibile l’impianto ex novo di viti e ulivi nel rispetto del paesaggio agrario e secondo le più recenti e moderne tecniche di coltivazione nonché interventi di bonifica e regimazione delle acque meteoriche di scorrimento superficiale e sotterraneo (sistemi di scolo e drenaggi) con il recupero delle stesse per l’irrigazione del fondo.
L’ingresso pedonale che conduce alla cantina si annuncia con un setto-portale evidenziato rispetto al contesto sia per il trattamento di superficie (uno spatolato bianco glaciale) sia per la scritta in bassorilievo. Il motivo che accompagna l’andamento del portico è rappresentato da una sottile vela ad andamento irregolare di un colore grigio-antracite, con tonalità olivastra e riflessi opachi. Più oltre, un imponente paramento in legno costituito da tavole inclinate permette alla luce di filtrare all’interno dei luoghi di produzione. La rimanente porzione di facciata è lavorata in pietra, cavata sul posto e posata a faccia vista.
Ma di fatto la cantina, memore di antiche tradizioni, si estende per la maggior parte delle sua superficie in locali interrati che hanno l’indiscutibile qualità di stabilizzare il microclima interno. La scelta di situare l’edificio in collina adottando uno schema funzionale “verticale” ha anche consentito di risolvere in maniera funzionale le relazioni tra distribuzione e organizzazione produttiva.
I locali accessori (portico, laboratorio, ufficio, depositi, servizi, locali tecnici) e le funzioni complementari (degustazione, locale per la produzione dell’olio, deposito di carri ed attrezzature agricole, officina) sono infatti distribuiti su più livelli in maniera tale da porli a diretto contatto con l’esterno.
Al contrario, gli spazi di maggiore “ingombro” quali ad esempio i locali della produzione (fermentazione, stoccaggio, imbottigliamento) e di invecchiamento in botte o bottiglia (barricaia), sono posti nella zona più interna quasi a voler preservare il nucleo fondamentale dell’attività al riparo da ogni contatto con l’esterno: le fasi cruciali della raccolta e della produzione vengono custodite gelosamente nel cuore del complesso rimarcando così l’importanza e la cura con le quali vengono affrontate.
La chiave interpretativa per trovare la più opportuna soluzione ai “nodi” strutturali conseguendo anche risultati estetico-formali è partito dalle esperienze di alcuni maestri dell’architettura moderna (Antonì Gaudì ed Eladio Dieste in particolare) sui sistemi voltati a doppia curvatura letta come sviluppo di un arco e di un’onda sinusoidale i quali, a loro volta, disegnano la cadenza di tutti gli elementi compositivi: le nicchie, la posizione della scala elicoidale, la misura ed il passo strutturale della zona di produzione. L’approfondimento sulle relazioni tra tecnologia e forma ha comportato nella formazione delle volte, al di là degli aspetti strutturali, l’utilizzo della pietra a spacco, materiale oggi desueto, con la modellazione e il collocamento di ogni singolo elemento attraverso un lavoro manuale certosino.
La sintesi tecnologico-formale più riuscita si esprime probabilmente nella barricaia, che con le sue dimensioni notevoli (m 9 x 12) costituisce il luogo centrale e più significativo della struttura produttiva. La copertura è composta da un insieme di volte a doppia curvatura che danno alla sala la sensazione di spazio unitario, avvolgente, di grande leggerezza e nello stesso tempo di suggestiva ricchezza formale. Il più generale problema del controllo microclimatico della cantina è divenuto centrale nella barricaia, che necessita di temperatura ed umidità costanti. Alcune simulazioni hanno segnalato che i già cospicui effetti della protezione in terra e della schermatura dei locali e degli elementi frangisole andavano incrementati in maniera significativa. La soluzione è stata di usufruire del sistema drenante predisposto per la bonifica idraulica utilizzando, tramite scambiatori di calore, l’acqua di scorrimento come serbatoio energetico per il trattamento dell’aria. Per cui l’aerazione è affidata a un ciclo che parte dalla bocchette poste a pavimento: l’aria viene aspirata, canalizzata lungo tubazioni che cedono calore al drenaggio a quindi immessa nuovamente nella zona alta dell’ambiente dopo essere stata eventualmente miscelata con aria esterna o aria-ambiente allo scopo di ottenere le precise (e indispensabili) caratteristiche tecnico-fisiche idonee alla conservazione di botti e bottiglie in un clima ideale.


 

 

 

 

 

 

 
   

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