BIOARCHITETTURA
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Numero 48-49 di aprile-luglio 2006
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Le origini della Geomanzia
Olek Borelli
Per rintracciare gli elementi fondanti della lettura della terra,
due sono gli elementi da tener a mente. Il primo, relativo al
carattere peculiare della storia cinese che, a differenza di altre
civiltà e culture, ha trovato la propria espressione in una
produzione storiografica senza uguali in cui, considerando la
storia cinese nel suo complesso, una serie di concetti
fondamentali si sono periodicamente ripresentati senza aver subìto,
almeno apparentemente, grosse modifiche. Il secondo relativo allo
sviluppo del pensiero laddove la Cina antica, più che una
filosofia, ha avuto una Saggezza espressasi in opere di carattere
molto diverso, raramente tradottasi in esposizioni dogmatiche. Le
invenzioni e le istituzioni fondamentali della cultura cinese
vengono attribuite ai re – saggi vissuti in epoche anteriori alla
storia – con il risultato che i cinesi hanno sempre mantenuto lo
sguardo in armonia con gli antichi insegnamenti, volto verso un
passato considerato sorgente di autorità. La scarsa curanza delle
novità introdotte da fuori ha determinato tipologie poco
dinamiche, piuttosto conservatrici e riflessive davanti
all’inalterabile saggezza dei ritmi della natura. Al principio
dell’era dinastica - più di quattromila anni fa - in un apparato
proto-statale dominato da clan, nell’ambito del clan dominante la
struttura interna era inscindibile dai rapporti di parentela. Il
re era la suprema autorità religiosa, politica e militare ed il
suo dominio sugli uomini e sulle risorse era determinato da
fattori magico-religiosi. Si pensava che il clan dominante potesse
contare su una relazione diretta con il mondo ultraterreno in
grado di influenzare direttamente il mondo dei vivi. Tale
relazione veniva guidata da rituali precisi e complessi, monopolio
esclusivo di gruppi ristretti di sciamani, di cui il re era a
capo. Prima che l’attività filosofica segnasse il tramonto di una
cultura fondata sui precetti tramandati dagli Antichi Saggi, il
genio cinese era influenzato da una serie di scienze occulte, tra
cui l’astrologia (il moto dei corpi celesti in relazione alla
fortuna umana), la scienza dei Cinque Poteri (l’alternarsi del
dominio dei cinque elementi e la loro essenzialità nelle vicende
cosmiche e umane) e la scienza delle Forme (la disposizione
dell’abitazione e delle attività dell’uomo in armonia con le
energie naturali: feng–shui, vento e acqua). Tali discipline
trovarono - unitamente al culto per gli antenati - una
realizzazione pratica nell’opera di geomanti dediti
all’individuazione di siti in cui le influenze favorevoli fossero
il più possibile predominanti e dunque propizi all’edificazione di
una tomba, dalla cui ubicazione sarebbe potuto dipendere il
destino dei discendenti dei defunti. Era, ed infatti continua ad
essere, credenza comune che gli spiriti degli antenati, facenti
anch’essi parte dell’universo degli spiriti che riempiono la terra
e l’aria, abbiano la tendenza ad avvicinarsi agli esseri ed alle
case, influendo in tal modo sulla vita quotidiana. Si trattasse di
tombe o abitazioni, compito del geomante rimaneva quello di
considerare le diverse caratteristiche topografiche in grado di
modificare l’influsso delle energie locali ed eventualmente
intervenire al loro risanamento od alterazione. Inizialmente norme
e tecniche venivano tramandate per via orale da maestro ad
allievo; bisogna aspettare l’avvento della dinastia Tang (618 –
960 d.C.) perché il feng–shui veda una propria codificazione
scritta ed inizi ad essere riconosciuto come scienza a sé. È di
questo periodo fra l’altro la sua completa assimilazione nel
Taoismo. La sua storia segue interamente la storia delle dinastie
cinesi, dalle quali è stato utilizzato e portato al sommo sviluppo
oppure osteggiato e negato, arrivando fino alla distruzione di
testi ed allo sterminio di qualsiasi taoista pratico dell’arte
della divinazione. Nella Cina di oggi, malgrado abbia perso il suo
ruolo ufficiale con l’avvento della Repubblica, il feng–shui
sopravvive in forma privata e, a qualche livello, in forma
pubblica.


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