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BIOARCHITETTURA
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Numero 48-49 di aprile-luglio 2006
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Tutte le ragioni del legno
I Laboratori di Lindenberg
Lisa De Cristofaro
Nel quadro del SolarBau, programma di incentivazione avviato dal
Governo Tedesco per incoraggiare strategie “integrate” relative
alla richiesta energetica globale in edilizia, notevole interesse
ha destato il progetto realizzato a Lindenberg dallo Studio
Lichtblau di Monaco di Baviera (D) che ha scelto di impiegare per
le valutazioni ecologiche il software LEGEP basato sulla gestione
digitale dei dati tramite il “metodo degli elementi costruttivi” ,
sviluppato tramite alcuni precedenti progetti di ricerca
finanziati dal Ministero per l’Istruzione e la Ricerca e dalla
Fondazione Tedesca per l’Ambiente (DBU). L’edificio in questione
sorge alla periferia est di Lindenberg, una cittadina di circa
11.500 abitanti nel Sud della Germania, a pochi chilometri dal
confine svizzero e da quello austriaco. Il progetto è nato dalla
richiesta della committenza di raggruppare in un unico, nuovo ed
efficiente organismo edilizio, diverse strutture diurne per
portatori di handicap. Sotto il profilo sociale l’edificio di
Lindenberg pone al centro dell’attenzione gli utenti, individui
svantaggiati con diverso grado di disabilità, ma capaci di
dedicarsi ad un’attività lavorativa manuale. La dimensione sociale
della sosteniblità è stata considerata principalmente a livello di
funzionalità e di benessere psicofisico dei fruitori degli spazi
confinati. In una visione che privilegia l’incontro e la
socializzazione, particolare importanza è stata attribuita alla
“strada” centrale su cui si affacciano tutte le porte di ingresso
ai laboratori. La sua ampiezza, la luminosità che la pervade e
l’attenzione per i dettagli hanno consentito di sostituire il
“corridoio” con uno spazio articolato capace di agevolare
l’incontro degli utenti consentendo inoltre il facile orientamento
nel complesso.
Sotto il profilo distributivo, l’edificio si articola su tre corpi
di fabbrica:
• a sud, la zona delle officine e dei laboratori artigianali
destinati alle attività lavorative dei portatori di handicap (ad
un piano);
• a nord, la zona che ospita (a piano terra) i magazzini di
stoccaggio e i laboratori per la lavorazione dei metalli e (al
primo piano) gli uffici amministrativi con 40 postazioni di
lavoro);
• ad est, il volume (a due piani) destinato alla sala comune della
mensa-caffetteria e ad un appartamento per l’amministratore
dell’intero complesso.
Come accennato, i tre corpi sono collegati da un unico ampio e
luminoso percorso centrale coperto, denominato “la strada”. Quest’ultima,
dotata di un canale attrezzato interrato per installazioni
impiantistiche, funge da connettivo sia funzionale-distributivo
che tecnico. L’intero complesso è finalizzato a definire uno
spazio piacevole per il lavoro e il soggiorno dei 140 disabili,
che quotidianamente raggiungono il Centro per trascorrervi
un’intera giornata lavorativa. Nei laboratori, il dialogo tra i
diversi ambienti interni è ottenuto grazie a pareti divisorie
vetrate che - facilitando il rapporto visivo tra gli spazi
contigui - evitano l’insorgere di emozioni spiacevoli negli utenti
più sensibili, come il senso di oppressione e di solitudine. Al
contempo, eliminare soglie visive, agevola il compito degli
educatori nello stabilire contatti e nel controllo del decorso
delle attività lavorative e ricreative. È stata, inoltre, evitata
ogni possibile barriera architettonica. Apprezzabile in diversi
punti del fabbricato è anche la relazione di continuità tra lo
spazio costruito e il contesto naturale circostante che offre un
panorama piacevole e ricco di vegetazione. Il ruscello che
costeggia l’edificio verso nord, oltre a contribuire al
reinserimento nel ciclo naturale dell’acqua piovana raccolta dalle
coperture piane a verde dell’edificio, risulta luogo ideale per
passeggiate e movimento fisico nei momenti di pausa. Soluzioni
progettuali di diverso tipo sono state adottate per riuscire a
utilizzare nel migliore dei modi la radiazione solare
nell’illuminazione naturale dei locali interni più sfavoriti. La
scelta di ridurre, ai fini di rispamio di energia termica, il
rapporto tra superficie disperdente e volume riscaldato (S / V) ha
indotto infatti la formazione di zone lontane dalle pareti esterne
vetrate e quindi non sufficientemente illuminate. Per fornire luce
naturale ai magazzini e ad alcuni laboratori disposti nella zona
nord al pian terreno, sono stati così inseriti dei camini di luce,
prefabbricati, delle dimensioni di 230 x 60 x 650 cm. Tali
condotti verticali partono da uno shed posto in copertura,
orientato verso nord, captano la radiazione solare diffusa, la
riflettono poi lungo le proprie pareti rivestite internamente con
una pellicola ad alta riflessione (Radiant Mirror Film della 3M,
riflessione 99%) fino agli spazi a pian terreno. La restante quota
parte di radiazione solare diffusa, captata dal lucernario e non
“canalizzata”, serve invece gli ampi corridoi del primo piano
lungo i quali sono disposti i servizi igienici per gli impiegati
del settore amministrativo del Centro. I servizi sono collocati in
volumi scatolari, privi di aperture vetrate verso l’esterno. Per
consentirne l’illuminazione naturale, le chiusure orizzontali di
copertura dei bagni sono state realizzate in vetro retinato. In
questo modo la luce che filtra dagli shed di copertura consente
l’illuminazione indiretta dei locali-toilette. Anche nella zona
ospitante i laboratori, verso sud, gli ambienti di lavoro
risultano avere una profondità consistente. Ciò ha richiesto
l’inserimento di una serie di lucernari a cupola per
l’illuminazione naturale puntuale delle zone più svantaggiate. Per
il controllo del livello di illuminamento nei diversi ambienti e
l’individuazione di soluzioni economiche in termini di consumi di
corrente, sono state operate simulazioni a computer volte a
verificare la capacità di autonomia da energia elettrica del
fabbricato, nelle ore diurne.
Una volta definite le caratteristiche formali del complesso -
dettate da esigenze funzionali, dall’idea di massimo utilizzo
della radiazione solare e di minimizzazione del rapporto S/V tra
superficie disperdente e volume riscaldato - gli architetti dello
Studio Lichtblau hanno eseguito un confronto tra due alternative
progettuali: una a struttura portante in c.a. e una a struttura
lignea. Le due soluzioni (che indicheremo come “soluzione
standard” e “soluzione ecologica”) si differenziano sia per gli
elementi costruttivi componenti, che per il tipo di impianti
adottati. La verifica termico-energetica della variante
“standard”, inoltre, è stata effettuata nel rispetto della
normativa ordinariamente impiegata in Germania (Energieeinsparverordnung
EnEV/2001), mentre la variante “ecologica” è stata verificata
applicando il calcolo delle “prestazioni energetiche integrate”
proposto dal programma SolarBau.
La soluzione “standard” (a struttura in c.a.) proponeva materiali
e soluzioni tecniche ampiamente duffuse sul mercato edilizio
tedesco:
- travi e pilastri in c.a.
- solai in c.a., a soletta piena, dello spessore di 20 cm
- solai di copertura in c.a., isolamento in lana di roccia, guaina
e strato di ghiaia
- pareti esterne opache in cls silicocalcico in blocchi dello
spessore di 17,5 cm e isolamento a cappotto in polistirolo espanso
da 80 mm, completato con intonaco cementizio e tinteggiatura
- tramezzi in cls silicocalcico in blocchi da 11,5 cm
A completamento:
- impianto termico con caldaia alimentata a gas
- verifica termica secondo la normativa EnEV/2001.
La variante “ecologica”, a struttura lignea (ipotizzata e poi
prescelta per la realizzazione) risultava così composta:
- struttura portante in legno lamellare realizzata con pilastri
del diametro di 30 cm e travi accoppiate ciascuna da 16x48 cm;
- solai in “Brettstapel” (pacchetti di tavole accostate di
coltello e inchiodate ), riscaldamento a pavimento, massetto
lisciato o, in alcuni locali, pavimentazione in linoleum;
- solai di copertura in elementi modulari prefabbricati ad
intelaiatura in legno e isolante in pannelli in fibre di
cellulosa; tetto verde
- diversi tipi di pareti esterne:
- elementi modulari di facciata a intelaiatura lignea e superfici
a doppi o tripli vetri (Ug=0,9 e 0,7 W/m²K );
- elementi modulari di facciata a intelaiatura lignea, pannelli
isolanti in fibre di cellulosa, rivestimento in tavolato ligneo;
- elementi modulari di facciata a intelaiatura lignea, pannelli
coibenti sottovuoto tipo VIP (Vakuum-Isolations-Paneel) e isolante
termico trasparente (TIM o TWD, Transparente Wärmedämmung);
- tramezzi ad intelaiatura lignea, tamponatura in lana di roccia e
doppio rivestimento in pannelli in cartongesso con finiture di
varia natura (tavolato, piastrelle o colore)
A completamento:
- Impianto di riscaldamento alimentato a pellets e pompa di calore
acqua/acqua;
- Controllo dei risultati di calcolo del fabbisogno energetico nel
rispetto dei valori limite imposti dal programma SolarBau.
Il processo che ha condotto a stabilire quale delle due soluzioni
fosse preferibile è stato di tipo iterativo e ha richiesto il
controllo contemporaneo di fattori ecologici, energetici ed
economici.
Per avere informazioni sui costi e sulla performance ecologica
delle due varianti, queste sono state analizzate a varie scale:
materiali, elementi costruttivi ed edificio completo. Uno degli
indicatori impiegati per la valutazione del progetto sostenibile è
stata la quantità di risorse impiegate, espressa in t o in kg di
materia. Il peso è stato ritenuto prioritario elemento incidente
sulla qualità ambientale del progetto architettonico dal momento
che quantifica le risorse sottratte all’ambiente naturale ai fini
edificatori. Il peso complessivo dell’opera in elevato influisce,
inoltre, sul dimensionamento delle fondazioni, elementi fortemente
incidenti sulla qualità globale del progetto. Inoltre negli
ecobilanci le quantità input / output vengono rapportate sempre
all’unità di peso delle diverse sostanze (per esempio le emissioni
causa di effetto serra, sono espresse in termini di CO2-equivalente
per t o Kg di materiale analizzato).
Come nel settore energetico, anche per i materiali la
sostituzione, lì dove possibile, di materie prime non rinnovabili
(ed in particolar modo di origine fossile) con materie di origine
vegetale influisce positivamente sulla qualità ecologica del
progetto. Le nazioni ricche di legname, come la Germania, stanno
progressivamente incrementando l’uso nel settore edile di
materiali di origine vegetale , sperimentando e perfezionando
tecniche costruttive di prefabbricazione in grado di sfruttare
legname giovane, possibilmente di provenienza regionale, per
componenti portanti massicci ed economicamente convenienti.
L’analisi della quantità in “peso” di risorse impiegate non
fornisce però informazioni sui consumi energetici legati alla
produzione dei materiali edili, né sulle emissioni inquinanti e
clima-alteranti legate alla fabbricazione degli stessi. Per
ottenere questi e altri dati utili per la valutazione del
progetto, lo Studio Lichtblau ha operato il confronto tra elementi
costruttivi di pari funzionalità (due solai, due pareti e così
via). Sia la variante “standard” che quella “ecologica” risultano
composte ciascuna da circa 40 elementi costruttivi. Confrontando
elementi alternativi per pareti esterne, tramezzi, infissi, solai
e così via (sia dal punto di vista dei costi che degli aspetti
ecologici più importanti) è stata facilitata la selezione per
gradi dei componenti edili più adatti a rispondere alla qualità
complessiva del progetto. È risultato che la spesa maggiore
indotta dagli elementi rigenerabili è dovuta alla sostituzione
completa del rivestimento esterno in tavole di larice, da
compiersi all’incirca dopo 45 anni di vita della facciata. Gli
altri interventi manutentivi riguardano la ripetizione ciclica del
trattamento protettivo del legno e dei pannelli OSB.
I cicli manutentivi più o meno a cadenza regolare per il secondo
tipo di facciata riguardano il rinnovo dell’intonaco, della
pittura interna ed esterna e, dopo 35 anni, la sostituzione
completa dell’isolamento a cappotto.
L’analisi è stata attuata ponendo a confronto i singoli elementi
costruttivi, ma anche la combinazione di più elementi costruttivi
e di diverse componenti tecnico-impiantistiche.
Complessivamente il bilancio dal punto di vista ecologico degli
effetti da associarsi alla realizzazione e al funzionamento delle
due soluzioni progettuali, comprende informazioni sia per la fase
di realizzazione che per il ciclo di vita, su:
- quantità di materiali (in peso);
- effetto serra (espresso in kg di CO2 equiv.);
- acidificazione (espressa in kg di SO2
equiv.);
- energia primaria rinnovabile e non rinnovabile (espresse in MJ);
In particolare l’effetto serra determinato dalla costruzione
dell’edificio a struttura in legno risulta negativo grazie agli
accrediti incentivanti di CO2 (bonus)
previsti dal programma SolarBau. L’approfondimento ecologico è
stato a questo punto confrontato con valutazioni economiche: sono
stati comparati non solo i costi di costruzione delle due diverse
soluzioni di progetto, ma anche i costi di utilizzazione /
gestione dei fabbricati. I costi di costruzione della variante
“ecologica” sono risultati, dalle valutazioni, superiori di circa
il 6% rispetto ai costi stimati per la soluzione “normale”. Se
l’analisi si fosse fermata a questo livello, cioè alla
considerazione esclusiva dei costi di investimento iniziale,
avrebbe avuto maggiori chance realizzative la variante “standard”,
comunque rispondente ai requisiti dettati dalla normativa tedesca
sul risparmio energetico EnEV/2001. Ma confrontando anche i costi
di gestione, è risultata maggiormente conveniente la variante
“ecologica”, rispondente ai più severi criteri di contenimento dei
consumi energetici globali, SolarBau. La stima dei costi di
manutenzione lungo tutto il ciclo di vita delle due varianti (con
riferimento ad 80 anni di esercizio) ha consentito la
determinazione delle spese mensili intese come “riserve”, cioè
capitale accumulato mensilmente per far fronte alle future spese
di manutenzione (straordinaria e ordinaria) per la programmazione
economica dei cicli manutentivi.
L’edificio di Lindenberg è operativo dai primi mesi del 2005 e
sono già in atto i primi confronti tra le spese effettivamente
sostenute e le spese stimate.
L’impiantistica
Il rispetto dei limiti energetici dettati dal programma SolarBau è
stato raggiunto anche grazie alle componenti impiantistiche di
supporto. Per il riscaldamento è stato previsto un sistema
composto che abbina una pompa di calore acqua-acqua (3 l/s acqua
di falda con Temperatura di ingresso 10 °C.; abbassamento
Temperatura 5°C.; potenza termica pompa di calore 51 kW; potenza
elettrica assorbita 8,2 kW; coefficiente di prestazione C.O.P. 6)
e una caldaia alimentata da pellets (potenza termica 140 kW e
silos di stoccaggio da 56 m³). L’acqua riscaldata alimenta un
sistema di distribuzione a pavimento (Tacqua max 45°C). Nei
laboratori e negli uffici, un sistema di ventilazione artificiale
consente il ricambio di 10.000 m³/h e, grazie ad un doppio
scambiatore, consente un recupero di calore pari al 70,3%. La zona
cucina è dotata di un impianto di ventilazione separato, a
recupero di calore semplice. Il raffrescamento estivo avviene
tramite acqua di falda circolante nelle stesse tubature impiegate
per il riscaldamento a pavimento (Tacqua min 18°C). L’adozione di
impianti tecnici altamente efficienti ed innovativi (così come
previsto dal programma SolarBau) ha consentito di ridurre ad 1/3
rispetto alle tecnologie tradizionali il fabbisogno globale di
energia primaria necessario al funzionamento dell’edificio. Per
quanto possibile si è cercato di far ricorso a forme di energia
primaria rinnovabili: in copertura sono stati inseriti 132 mq di
pannelli fovoltaici (potenza: 16 kWp) con orientamento sud ed
inclinazione 35° per una produzione annuale di corrente elettrica
di 15.048 kWh/a. È stato previsto che in 20 anni di funzionamento
i pannelli eviteranno il rilascio di 180.576 kg di CO2.
Un’ulteriore serie di pannelli fotovoltaici con doppia funzione
(66 mq, a 10° di inclinazione) è stata inserita sulla facciata sud
dei laboratori e,oltre a produrre annualmente una quantità di
corrente elettrica pari a 6.899 KWh/a, nel periodo estivo fungono
da sistema di ombreggiamento delle superfici vetrate. I compensi
relativi all’energia elettrica prodotta e immessa in rete, oltre a
coprire totalmente le spese per l’illuminazione artificiale dei
locali, consentono all’Amministrazione del Centro un’entrata annua
di circa 1.000 €. Il fabbisogno della caldaia alimentata con
pellets viene “premiato” dal programma SolarBau da un fattore fp
(en.primaria / en.finale) pari a 0,2 che tiene conto dalla
rinnovabilità del materiale ligneo. L’utilizzo di energia
elettrica viene invece penalizzato da un fattore di passaggio, da
energia finale a primaria, pari a 3. Questo evidenzia l’importanza
ambientale del rispetto dei limiti SolarBau non solo in termini di
energia finale, ma anche in termini di energia primaria. Se ad
esempio il riscaldamento fosse stato alimentato da corrente
elettrica (fp = 3) o da gasolio (fp = 1,1) si sarebbe riusciti
comunque a far rientrare il fabbisogno d’energia finale nei limiti
ammessi da Programma, ma tradotto questo consumo in termini di
consumo energetico primario, i limiti prestabiliti sarebbero stati
ampiamente superati.
Monitoraggio
La fase di monitoraggio del complesso di Lindenberg si concluderà
nel 2007. Si calcola che, a seguito del consistente aumento dei
prezzi energetici avvenuto a partire dai primi mesi del 2005,
l’ammortamento degli extra-costi di costruzione della variante
ecologica possa avvenire in un arco di tempo inferiore a quello
previsto. Probabilmente in 10-12 anni, contro i 18 inizialmente
stimati. Sin dalle prime fasi d’uso del fabbricato, sia gli utenti
che gli amministratori del Centro, hanno espresso giudizi
favorevoli sulle condizioni microclimatiche indoor e sulla
funzionalità degli spazi. Anche i dettagli e la qualità materica
delle superfici (ad esempio dei pilastri in legno nei laboratori)
contribuiscono a creare a Lindenberg un ambiente gradevole per i
fruitori e per i visitatori. Stabilendo “autolimitazioni
ecologiche” non previste dal pur innovativo programma SolarBau gli
architetti dello Studio Lichtblau hanno “fatto un passo in più”
verso l’inscindibilità delle valutazioni economiche, ecologiche e
sociali dalla concezione formale e compositiva del progetto.
Così in Germania
Il Ministero tedesco dell’Economia e del Lavoro, attraverso il
programma decennale SolarBau avviato nel 1995, ha tentato di
incoraggiare l’individuazione di strategie di risparmio energetico
di tipo “integrato”, strategie cioè che ponessero al centro
dell’attenzione non solo la riduzione del fabbisogno termico ma
anche la prestazione energetica globale degli oggetti edilizi. A
tale scopo il programma incentivava:
- l’uso di energia solare per l’illuminazione naturale, per la
produzione di acqua calda e per la generazione di energia
elettrica;
- il miglioramento, rispetto alla prassi architettonica, delle
relazioni tra superfici vetrate, illuminazione naturale e apporti
termici gratuiti;
- la scelta di sistemi di riscaldamento e di ventilazione
supportati da energia solare e ad alta efficienza;
- l’impiego di strumenti e di metodi di lavoro innovativi
(software e progettazione integrata).
Il cocktail di soluzioni avrebbe dovuto comportare un utilizzo
ottimale, sia passivo che attivo, dell’energia solare in edifici a
destinazione d’uso non residenziale quali uffici, laboratori,
scuole, biblioteche e ambienti industriali. Il programma non
prevedeva il sovvenzionamento della costruzione dei fabbricati,
quanto piuttosto la copertura finanziaria degli extra-costi
connessi con l’attuazione – sviluppata sulla base di una
progettazione integrata ed interdisciplinare - delle condizioni e
dei limiti di consumo energetico previsti dal programma
ministeriale. Tale complesso compito progettuale presumeva infatti
il coinvolgimento di professionisti specializzati nei vari settori
(architettura, impianti, fisica tecnica ed illuminotecnica,
ecologia), l’uso di software di supporto nelle simulazioni e, dopo
la realizzazione, il monitoraggio delle condizioni effettive
all’interno degli edifici per verificare l’affidabilità degli
strumenti di progetto impiegati (fase di monitoring). Inoltre gli
scopi energetici sopra riportati dovevano essere conseguiti con il
minimo carico economico possibile per il committente.
Il programma SolarBau considerava che in Germania la fase d’uso
degli edifici sia residenziali che amministrativi dura circa 80
anni, per cui l’impatto ambientale di cui è responsabile la fase
di esercizio costituisce l’80-90% degli impatti totali calcolati
per l’intero ciclo di vita dei fabbricati. Da cui il maggior peso
attribuito alla definizione di limiti di consumo energetico in
esercizio piuttosto che all’impiego di materiali a basso contenuto
energetico. Va sottolineato che i limiti di fabbisogno imposti dal
programma ministeriale SolarBau hanno anticipato le intenzioni
contenute nella direttiva europea 91/2002 che prevede la
considerazione, non solo del calcolo del fabbisogno termico, ma
anche del fabbisogno di energia per l’illuminazione e la
climatizzazione degli ambienti, per il funzionamento di pompe e
ventilatori, per la preparazione di acqua calda a scopi
igienico-sanitari. Secondo il programma SolarBau, il fabbisogno
globale di energia non rinnovabile necessario per l’esercizio
dell’edificio doveva rispettare i seguenti valori limite:
• fabbisogno termico per riscaldamento
£ 40 kWh/(m²a)
• fabbisogno energetico totale (ventilazione, climatizzazione,
illuminazione, compreso riscaldamento)
£ 70 kWh/(m²a)
• fabbisogno in termini di energia primaria
£ 100 kWh/(m²a)
dove per superficie, espressa in m², si intende la superficie
utile riscaldata.
Inoltre l’adozione di pannelli fotovoltaici e di energia da
impianti di cogenerazione determinava un bonus in termini di CO2.
Per il raffrescamento estivo veniva suggerito di evitare
l’introduzione di impianti di climatizzazione, se non funzionanti
in combinazione con impianti fotovoltaici. Per quanto concerne i
materiali edili da adottare, il programma SolarBau forniva solo
indicazioni generiche e non vincolanti, sotto forma di
suggerimenti e consigli:
- evitare l’impiego di materiali ad alto contenuto energetico;
- evitare materiali di breve durata (tendenza alla longevità);
- preferire l’uso di materiali la cui disponibilità sul mercato è
prevista a lungo termine.
La limitata considerazione degli aspetti ambientali dei prodotti e
dei componenti edilizi veniva giustificata con l’assenza
(nell’ormai lontano 1995) di un’ampia e completa banca dati
ecologica ufficiale, a supporto del progettista. Oggi la ricerca
ha favorito l’ampliamento delle conoscenze nel settore e
l’inserimento sul mercato di strumenti, come ecoinventari e
software, per la valutazione ecologico-ambientale.
Per quanto concerne la sostenibilità sociale, il programma
SolarBau dava semplicemente per assunto il solo rispetto delle
normative esistenti, per esempio a riguardo della funzionalità e
della salubrità degli spazi costruiti, dell’isolamento acustico
dei locali, delle condizioni microclimatiche interne e così via.
Come elemento positivo va rilevato che, nonostante il programma
SolarBau stabilisse specifiche regole e limiti solo in ambito
energetico, ben 7 dei 22 progetti realizzati hanno fornito
ulteriori informazioni anche sotto il profilo più ampiamente
ecologico.





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