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BIOARCHITETTURA
 

Numero 48-49 di aprile-luglio 2006

L’oasi sotto il Poggio
Nuova ricettività turistica a Lebbiano

Marco Pastore

Come sovente viene ripetuto nei testi di riferimento, la Bioarchitettura non si identifica con l’uno o l’altro approccio stilistico e neanche con una sommatoria di tecnologie: nella sostanza si tratta di una filosofia. Poco riconducibile dunque ad insiemi di norme o ‘ricette’ precostituite, è piuttosto un modo di intendere la trasformazione del territorio come compatibile con la vita umana e sostenibile per l’ambiente. L’obiettivo sarebbe quello di stabilire una continuità percettiva positiva nel passaggio da una prospettiva all’altra, da un paesaggio urbano ad uno agrario o turistico. Di fatto è già molto se, con molta buona volontà, insistenza e capacità, si riesce a ritagliare degli angoli minuscoli in cui conservare o ristabilire antichi equilibri. Definire cioé delle oasi. In effetti, se per gli abitanti del deserto oasi è il luogo di pausa e ristoro, per noi è divenuto sinonimo di luogo raro e ambito, in cui godersi la pace che la natura sa dare.
Uno di questi “ritagli”, una piccola oasi toscana, è stata riscattata a Lebbiano, piccolo nucleo di case coloniche poste nel Comune di Scandicci in prossimità del Parco di Poggio Valicaia. Il luogo, forse proprio per le sue caratteristiche di ambito circoscritto e sfiorato solo di striscio dalla “modernità”, ha mantenuto in sé le potenzialità per prosperare sotto una visione che prediliga la qualità ed un benessere capace di estendersi oltre la soddisfazione della necessità di nutrirsi e riposarsi. Una risposta cioè al bisogno di “ben-essere”.
A Lebbiano è stato dunque realizzato uno dei primi progetti privati in Italia ispirati in maniera integrale ai principi della sostenibilità ambientale: spariti i due capannoni agricoli con copertura in eternit, in disuso da anni - classificati come incongrui nella Variante Generale del Territorio Aperto – è sorto sotto i dettami della Bioarchitettura una struttura turistico ricettiva in grado di accogliere sino a ventiquattro ospiti. Così l’area di fronte al Parco di Poggio Valicaia avrà la fortuna di rifiorire, nel principio della tutela e valorizzazione dell’ambiente costruito e naturale, con una destinazione congrua con l’ambiente e richiamo di visitatori in grado di apprezzarne la qualità.
Come primo approccio progettuale, è stato analizzato il sito dal punto di vista storico ed architettonico, studiando i caratteri tipologici dei fabbricati esistenti ed i materiali dell’edilizia spontanea presente sulle colline di Scandicci, per rifarsi ad essi. Dal punto di vista climatico sono stati acquisiti i dati statistici relativi ai venti prevalenti, alle precipitazioni ed alle medie climatiche. Queste ultime, in quanto riferite alla stazione di Firenze Peretola, sono state calibrate rispetto al sito in oggetto che, grazie alla straordinaria posizione in mezzo al verde collinare, vede le temperature mitigate da un ambiente circostante ricco di vegetazione e dalla favorevole azione dei venti.
Nel limite del possibile sono stati inoltre limitati i movimenti terra, lasciando sostanzialmente inalterata la morfologia ed anche l’orientamento dei fabbricati preesistenti, trasversale ai venti predominanti su media annua. Posizione che per antico intuito o per fortuna è risultata ideale. Solo la configurazione degli edifici è stata leggermente modificata per adeguarli al percorso solare, ridurre l’introspezione degli alloggi ma evitare allo stesso tempo di definire strutture con una geometria estranea alle caratteristiche tipologiche dell’edilizia rurale stratificatasi della zona. Per cui l’articolazione dei corpi di fabbrica adotta una forma lievemente frammentata, ispirata alle addizioni spontanee presenti normalmente nelle architetture rurali, assecondando le curve di livello del terreno e curando l’aspetto legato al soleggiamento ed alla esposizione ai venti prevalenti in maniera da favorire il raffrescamento passivo, in relazione anche all’effetto schermante esercitato dai rilievi circostanti di Poggio Valicaia e dalla collina di Lebbiano.
Anche i materiali si rifanno a quelli tradizionalmente usati negli edifici di un certo rilievo architettonico presenti nella zona. Materiali il più possibile semplici e naturali, riciclabili o comunque facilmente smaltibili. La struttura è in muratura portante laterizia, con forti spessori murari per consentire una buona inerzia termica e quindi, attraverso lo smorzamento e lo sfasamento dell’onda termica, limitare i consumi energetici per il riscaldamento ed il raffrescamento. L’impianto di riscaldamento è ad alto rendimento, con accentuazione della componente radiante. Le acque piovane vengono trattate e raccolte in apposite cisterne per il riuso nei wc, nelle lavatrici e per l’irrigazione. Sono stati adottati anche dispositivi utili a ridurre il consumo di acqua, quali cassette a doppio pulsante ed erogatori a riduzione di portata (miscelazione aria ed acqua).
Tutto ciò nell’assunto che sia possibile - e quindi obbligo morale - favorire un ecoturismo che sappia rispettare e valorizzare l’ambiente. Per realizzare questo obiettivo le attenzioni verso il costruito sono determinanti ma non sufficienti. La filosofia progettuale che ha portato all’edificazione di questi “esercizi ricettivi aperti al pubblico, a gestione unitaria, destinati a fornire alloggio e servizi accessori in unità abitative arredate e costituite da uno o più locali, dotati di servizio autonomo di cucina (secondo la L. 17 Maggio 1983 n. 217 e successive modificazioni)” viene infatti estesa alle stesse modalità di gestione della struttura ricettiva. Per cui il progetto prevede che le “ecoresidenze turistico-alberghiere” sorte in sostituzione dei depositi in eternit conseguano certificazioni di qualità ambientale sia con riferimento alla struttura edilizia sia per gli ambiti gestionali. Arredamento, biancheria, alimentazione, pulizie degli ambienti, seguiranno gli stessi concetti bioecologici. Sarà prevista la raccolta differenziata dei rifiuti e saranno privilegiate tutte le forme di gestione e di manutenzione che possano consentire il risparmio energetico ed il consumo sostenibile.
In conclusione un intervento la cui alta qualità, evitando ogni esibizione e spettacolarità, nasce proprio dall’obiettivo di porsi in relazione valorizzante l’area di intervento servendo possibilmente da riflessione, stimolo ed esempio per future proposte che vogliano e sappiano collocarsi in un disegno teso a valorizzare i beni culturali e ambientali locali.

Società “Lebbiano residence” dei fratelli Grassi
Progetto Ombretta Dinelli e Marco Nestucci

 


 

 

 

 

 

 
   

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