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BIOARCHITETTURA
 

Numero 48-49 di aprile-luglio 2006

Postmoderno?
Gillo Dorfles

Bisognerebbe cominciare con una precisazione terminologica: sono infatti molte le complicazioni nel significato e nella connotazione della parola Moderno: il moderno dei tedeschi non è il moderno degli americani, il moderno di Jurgen Habermas non è il moderno di Philippe Sollers.
In Catalogna "modernismo" è termine che rimanda ad altra cosa: si tratta del corrispettivo dello Jugendstil della sezione Viennese, del Liberty italiano. Ma non solo: se prendete un qualsiasi trattato di architettura moderna, o di arte moderna, potrete verificare che nelle università con la dizione "arte moderna" si intende specificatamente l'arte del Settecento e dell'Ottocento fino all'epoca umbertina-vittoriana. Questa, e non altro, sarebbe l'arte "moderna" per le nostre accademie, perché dopo comincia l'arte "contemporanea".
In architettura esiste il cosiddetto Movimento Moderno. È l'architettura inventata dai quattro grandi: Le Corbusier, Lloyd Wright, Gropius e Mies van der Rohe, padri di tutto il moderno architettonico. Negli anni '20-'30 l'architettura si libera dagli ultimi retaggi dell'Art Nouveau o se vogliamo del Liberty o dello Jugendstil (come lo stesso fenomeno è stato denominato nelle diverse nazioni) per entrare nella fase della modernità. Il Movimento Moderno consiste fondamentalmente nell'eliminare (o perlomeno mettere tra parentesi) mattoni e pietra, la lapidea trilitica, e adattare i nuovi materiali (cemento, acciaio, vetro) a quello che si definisce plan libre. Il "piano libero" rappresenta la liberazione dai vincoli perché i pilastri, lo scheletro metallico o cementizio che sostengono l'edificio, consentono l'assoluta libertà delle superfici. Questo porta ai "curtain walls", facciate continue di vetro di un qualsiasi, normale, recente grattacielo o banca: un cubo liscio, con i suoi rettangoli cristallini privi di sporgenze e terrazzi. Così per i piani, che appaiono liberi da sovrastrutture di qualsiasi genere. Ricordo quando tenni alcune lezioni alla famosa scuola Hochschule fùr Gestaltung di Ulm dove le parole "bellezza" e "design" (che pronunciavo come convinto anti-funzionalista) facevano inorridire l'intero corpo docente. A parere loro non si sarebbe dovuto parlare di bellezza di un oggetto di design se non in relazione alla sua funzionalità. L'oggetto di design doveva essere funzionale e basta, perché è dalla funzionalità che deriva la bellezza. Il famoso binomio bello / utile era a questo proposito considerato inoppugnabile. Questa, dunque, è l'architettura del Movimento Moderno.
Ma ad un certo punto questa architettura appare sorpassata. L'architettura che ha preso il nome di Razionalismo prima e di Funzionalismo poi, che voleva rispondere alla funzionalità e quindi aboliva l'ornamento, entra in crisi: l'assenza di decorazioni, balconi, materiali compositi, è avvertita come causa ed effetto della generale disumanizzazione urbana. Cominciano allora le lotte contro il Moderno. Comincia, cioè, quel fenomeno architettonico che molti chiamano Postmoderno.
L'architettura è stata l'arte che ha precisato meglio il problema della modernità e della postmodernità. Credo che proprio in architettura, prima ancora che nei lavori di Lyotard, di Foucault, di Barthes, si sia parlato di moderno e postmoderno. Certo, le etichette variano: per alcuni il postmoderno è vastissimo, tanto da comprendere semplicemente tutto ciò che non è funzionale; per altri il Postmoderno equivale all'architettura "radicale" che sorge in Italia intorno agli anni '60-'70. C'è poi la fitta selva di tutta una serie di gruppi architettonici - i Superstudio, gli UFO, gli Archiroom, i Global tools, i gruppi fiorentini e milanesi, il gruppo Archigram di Londra - che pur non costruendo quasi niente (perché gli architetti che ne facevano parte erano tutti giovani e appena laureati) realizzano dei progetti avveniristici, nei quali per la prima volta si vede qualcosa che va definitivamente contro il funzionalismo, che riadotta il decorativismo, che riprende gli stilemi del passato. Si scivola così, irrefrenabilmente, verso un "postmoderno".
Di fatto in Europa, ma soprattutto in America, si viene sviluppando un'architettura molto diversa da quella "rettangolistica": un 'architettura molto più plastica, piena di curve, che troviamo già in Hans Scharoun, creatore della Filarmonica di Berlino, uno degli edifici più ben riusciti, più affascinanti della nuova architettura, che ancora non è postmoderna ma che annuncia il postmoderno come lo intendiamo oggi. A questo punto è possibile indicare anche altri esempi nobili, come l'austriaco Hans Hollein, che crea opere molto più duttili, molto più mobili, ondulate; o Domenig, altro architetto estremamente fantasioso che appronta per una sua banca una facciata curva e delle scale tortuose molto curiose. Uno dei precursori di questa tendenza è stato l'antropologo-antroposofo Rudolf Steiner, che negli anni '20 crea quello strano edificio che si chiama Goetheanum dove utilizza materiali modernissimi che bene si prestano alle curve e alla plasticità inaudita dell'edificio.
I preannunci di Postmoderno potrebbero dunque essere innumerevoli: dal Goetheanum di Steiner all'Einsteintùrm di Erich Mendelsohn, architetto tedesco emigrato in America dopo l'avvento del nazismo.
A questo punto bisogna verificare che cosa dicono i grandi teorici del Postmoderno, che poi sono essenzialmente due: Charles A. ]encks, un architetto inglese che è stato uno dei primissimi iniziatori del verbo postmoderno, e insieme a lui, Paolo Portoghesi, che quasi contemporaneamente promuove in Italia un'architettura che non sia più strettamente funzionale, che abbia una maggiore duttilità e plasticità e che ricuperi qualche bagliore dell'antico splendore barocco.
Portoghesi scrive: "l'architettura postmoderna propone la fine del proibizionismo, l'opposizione al funzionalismo, la riconsiderazione dell'architettura quale processo estetico, non esclusivamente utilitario; il ritorno all'ornamento, l'affermarsi di un diffuso edonismo."
Frasi interessanti perché Portoghesi è stato quello che ha creato nella Biennale la cosiddetta "strada nuovissima", la strada fatta di facciate, un vero e proprio schiaffo simbolico a tutti gli assertori del Funzionalismo e del "piano libero" per i quali la facciata non esisteva. Il Movimento Moderno non tiene conto della facciata perché l'edificio è costruito sopra uno scheletro metallico o cementizio; Portoghesi, invece, rivaluta la facciata, dà nuovamente importanza alle sue decorazioni, alle venature, rimettendo in piedi quel concetto di "architettura come arte" che era stato quasi abolito.
Nel '66 Jencks parla di architettura simbolica: "Parecchi di noi che oggi vengono raggruppati sotto l'etichetta di postmodernismo hanno fatto degli sforzi notevoli verso un'architettura simbolica". Jencks sostiene che l'architettura moderna debba staccarsi dal funzionalismo e debba accettare quella 16valenza simbolica che ha sempre avuto l'architettura di tutti i tempi: voi sapete quanto fosse simbolico il romanico, quanto fosse simbolico il gotico, ecc. Anche l'architettura postmoderna deve dunque rivalutare il simbolo e attraverso le sue forme deve "semantizzare" il suo contenuto. Non a caso Jencks sostiene che "la mescolanza di classico e di vernacolare è una strada per l'uso di un'ornamentazione simbolica e un ritorno ad un'architettura antropomorfica e più umanistica".

Tratto da una trascrizione dell’intervento tenuto per il convegno: Postmoderno? tenutosi a Trieste nel ’98 a cura dell’Istituto Gramsci F.V.G. e La Cappella Underground
 

 

 
   

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