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BIOARCHITETTURA
 

Numero 50-51-52 di agosto 2006 - gennaio 2007

Bedzed
Social housing: l'evoluzione

Giovanni Cardone, Salvatore Gammella

L’obiettivo dichiarato era rispondere ai principi dall'Agenda 21, ossia conseguire attraverso lo strumento del progetto d’architettura il miglioramento della vita collettiva, risolvendo in maniera ecologica e attraverso l'uso di tecnologie innovative alcune questioni primarie del vivere urbano, tra cui il tema della mobilità, dei consumi energetici e dell'inquinamento. Sperimentare cioè un approccio innovativo verso il costruire, in grado di offrire “uno stile di vita non solo sostenibile e praticabile, ma attraente e desiderabile”. Si è quindi partiti con la bonifica ed il recupero di un sito della periferia londinese dismesso e degradato, esteso su 1,65 ettari, che al momento di intervenire versava in grave stato di abbandono. La trafficata London road corre lungo il confine est, a nord il lotto confina con un ampio parco mentre sui confini a sud e ad ovest vi sono edifici residenziali a tre piani di recente costruzione; Le regole urbanistiche imponevano infatti a tutta l’area l'altezza massima di 9 metri.
La localizzazione è stata individuata anche tenendo conto dell’obiettivo di dare agli abitanti la possibilità di ridurre al minimo l'uso e la dipendenza dall’auto. Sforzo che pare riuscito: grazie anche alla sua localizzazione urbana, a Bedzed è possibile condurre uno stile di vita alternativo senza dover necessariamente compromettere la propria mobilità individuale. Diversi mezzi di trasporto pubblico fermano nei pressi dell'intervento, collegando l’area con numerose mete londinesi: oltre alla fermata del bus sono stati progettati collegamenti pedonali con le vicine Mitcham Junction e Hackbridge train station.
La compresenza di abitazioni ed uffici costituisce inoltre un invito a lavorare all’interno di un raggio spaziale contenuto; la stessa logica ha portato a progettare in Bedzed un asilo nido, una scuola materna, uno studio medico ed un bar.
Altri punti a favore sono:
- la presenza di un parco auto elettriche a disposizione degli abitanti, reso possibile dalla collaborazione con il Bio Regional Developement;
- un disegno delle strade interne e di accesso che conferisce priorità ai pedoni e ai ciclisti;
- spazi privati destinati al deposito delle bici, realizzati sia per tutti gli appartamenti sia per gli uffici.
Altro obiettivo del progetto era di definire una zona di sviluppo abitativo ad alta densità che riuscisse contemporaneamente ad offrire una grossa percentuale di spazi verdi. L'architettura del verde di Bedzed è stata realizzata prevalentemente utilizzando piante locali, al fine di incoraggiare e promuovere la biodiversità: essenze aromatiche resistenti alla siccità, come la lavanda ed il rosmarino, sono state piantate nei giardini privati e negli spazi pubblici. Sono stati piantumati alberi lungo tutte le strade d'accesso al complesso per individuare orientamenti privilegiati, consentire percorsi ombreggiati e comunicare percettivamente la scala dell'intervento. Un viale pedonale alberato delinea l'asse principale che, attraversando quella che è stata denominata “Village Square” come principale spazio pubblico di Bedzed, collega con il parco ecologico situato a nord; la collaborazione con le autorità locali ha poi reso possibile la realizzazione di aree sportive attrezzate all'aperto.
L'esposizione solare dell'intervento è stata progettata in modo da ottenere i massimi benefici derivanti dall'esposizione attiva e passiva dei raggi luminosi. Tutte le abitazioni hanno un affaccio principale a sud e sono dotate di spazi aperti. Al piano terra vi sono appartamenti appositamente pensati per le famiglie più numerose, sviluppati su due livelli e dotati di tre camere da letto; al terzo piano sono collocati gli appartamenti per coppie o per singles, con una sola camera da letto.
Nonostante la dimensione relativamente ridotta degli appartamenti, la scelta di creare una facciata completamente vetrata a sud assieme ai tetti vetrati a nord, assicura ad ogni cellula abitativa grandi quantità di aria e di luce, attribuendo anche agli ambienti più piccoli una interessante qualità spaziale. Le terrazze giardino s'inseriscono nella distribuzione della cellula abitativa come espansione degli spazi della zona giorno, garantendo al tempo stesso un'ulteriore riserva d'energia solare passiva.
Particolare attenzione è stata dedicata infine al tema del riuso delle acque, in maniera da minimizzare il prezioso consumo di acqua potabile derivante dalla rete idrica cittadina. Gli accorgimenti si attestano su plurimi livelli tecnologici, dal semplice utilizzo di sanitari dotati di scarichi low flusch (con mandate di due o quattro litri) al più complesso impianto per il riciclo delle acque piovane, sino ad arrivare al sistema biologico di fitodepurazione delle acque grigie e nere.
L'acqua piovana, raccolta da tutte le superfici impermeabili, viene convogliata in serbatoi sotterranei per alimentare da qui gli scarichi dei sanitari e il sistema di irrigazione degli spazi verdi; agli stessi serbatoi confluiscono le acque grigie e nere dopo essere state trattate all’interno del capannone isolato in cui avvengono i processi della cosiddetta "living machine".
Dopo ampie riflessioni si è optato per la scelta della ventilazione naturale, studiata in maniera che i flussi seguissero andamenti propizi, guidati dalla differenza di pressione connessa al variare delle temperature e alimentati dal vento. Anzi, ai convogliatori che ruotano su se stessi per catturare anche le brezze più leggere è stato affidato il compito di caratterizzare ulteriormente l’immagine dell’intero complesso, divenendone quasi un simbolo distintivo. Senza ricorrere all'ausilio di motori o sistemi meccanici, i convogliatori concorrono ad immettere aria di buona qualità all'interno degli edifici e ad espellere l'aria ormai esausta. Prima dell’emissione all’esterno l’aria espulsa attraversa un sistema di scambiatori di calore, per cedere il proprio calore all’aria in entrata, preriscaldandola.
La collaborazione con la BP Solar ha consentito di rendere Bedzed il più ampio solar housing development nel regno unito: come picco l'impianto fotovoltaico integrato nel progetto genera 309 KWp di energia pulita, con un risparmio annuo di 200 tonnellate di emissioni di biossido di carbonio che sarebbero state immesse in atmosfera nel caso di utilizzo di normale energia.
L’analisi del manufatto architettonico non esaurisce l'importanza dell'intervento londinese. Tra le caratteristiche di maggior interesse nella realizzazione di Bill Duster vi è infatti quella di porsi come dimostrazione di un teorema applicabile e riproponibile in diversi contesti: programmaticamente Bedzed si pone quale ipotesi metodologica progettuale trasmissibile e riproducibile, un paradigma destinato a conseguire il proprio scopo solo divenendo protocollo e godendo dei vantaggi dell'economia di scala. Del resto, l’ambizioso obiettivo dimostrativo del progetto viene esplicitato attraverso l’attività pubblicistica portata avanti da autori e promotori. Sostenuti in questo non solo dalle immagini accattivanti e da un ufficio stampa efficiente, ma anche dalla dimostrazione numerica dei bilanci ambientali ed economici. L'intervento viene dunque presentato come l'evoluzione naturale dell'architettura inglese del social housing, l'architettura al servizio dell'uomo, finalizzata al miglioramento delle condizioni di vita quotidiana dei propri abitanti.
Ma si tratta davvero di un progetto impeccabile? Se il contesto deve rappresentare l'integrale delle istanze con le quali si confronta il progetto, il continuo riferimento alle effettive disponibilità del luogo testimonia come i dati ambientali siano stati presi in considerazione sotto il profilo bioedile e bioclimatico. Questo è dimostrato dall’impegno che accompagna ogni riflessione compositiva e di dettaglio del progetto, teso a raggiungere un positivo bilancio risorse-benefici. Per quanto concerne invece più propriamente il rapporto con il contesto antropizzato, lo studio di Duster sostiene di assumere come proprio strumento di bandiera lo “stratagemma” dell'uso del patrimonio figurativo locale, in maniera da consentire una metabolizzazione in tempi brevi anche di un'architettura che, come in questo caso, propone stili di vita ancora alternativi. Nel senso che anche un progetto fortemente innovativo come Bedzed possiederebbe alti gradi di accettanza e di inserimento nell’ambiente circostante. Di fatto l’intenzione di integrare nel contesto urbano gli aspetti più tecnologici, evitando brusche rotture semiotiche o formali rispetto alla cultura figurativa londinese in maniera da portare l'abitante a percepire l'ambiente di nuova costruzione come familiare, si trova a mediare con l’esplicita volontà di caratterizzare l’intervento con una immagine forte e innovativa. Così l’obiettivo - inteso come richiamo alle posizioni vicine al regionalismo critico alla Frampton - di comprendere ed affrontare simbioticamente il rapporto con il contesto, si risolve di fatto nella generica citazione della cultura materiale dell’Inghilterra dei borghi suburbani, essenzialmente risolta con l’uso dei mattoni faccia a vista, intesi in questo caso non solo a copertura di scelte ecologiste ma anche come finitura in cui numerose generazioni tendono ad identificarsi. Insomma: data anche la struttura ripetitiva e tutto sommato rigida dell’impianto urbanistico tesa ad ottimizzare l’esposizione, assieme alla sua chiara connotazione di assemblaggio “autonomo” e volutamente differente rispetto all’intorno, difficilmente Bedzed potrà trasformarsi col tempo in un segmento di città.

Progettato dallo studio Bill Duster Architects per iniziativa del Bioregional Developewment Group e del Peabody Trust, il quartiere ecologico di Bedzed è stato ultimato nel settembre del 2002 a sud di Londra.
Nel 1996 Bill Duster Architects, in collaborazione con Bio Regional Group, identificarono il sito ed elaborarono un primo schema di progetto; nel 1997 fu contattata la Peabody Trust; nel 1999 lo studio di Bill Duster ricevette incarico ufficiale di elaborare il progetto e, ottenuti i necessari permessi, si cominciò a costruire nel Marzo 2000. Ottantadue case, 2500 m2 di spazi per il lavoro, più i servizi necessari alla comunità, inclusi un asilo nido, una scuola materna, un bar e le attrezzature sportive: questi i numeri di Bedzed.

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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