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BIOARCHITETTURA
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Numero 50-51-52 di agosto 2006 -
gennaio 2007
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Paglia a Termeno
Bruno Stefani
Qual è il materiale isolante biologico, ecocompatibile,
rinnovabile, reperibile sul posto, in grado di garantire le alte
prestazioni corrispondenti ad una casa passiva secondo la
normativa altoatesina di CasaClima? Probabilmente una delle
risposte più pertinenti in provincia di Bolzano è: la paglia.
Naturale, durevole, rigenerabile, facile da reperire e anche a
buon mercato in quanto ormai sempre meno utilizzata in impieghi
agricoli. Come dimostrano alcuni dati, questo materiale
costituisce quasi del tutto uno scarto della produzione agricola e
se ne bruciano nel mondo centinaia di milioni di tonnellate.
La famiglia Dalsant, proprietaria di un vasto terreno nelle
vicinanze di una nota cantina di Termeno, un contesto agricolo che
contorna l’edificio con ampi vigneti coltivati dalla stessa
famiglia, non ha avuto dubbi in tal senso decidendo di realizzare
come propria abitazione uno dei primi edifici in Italia che fa uso
della paglia come materiale termoisolante. La casa si trova a
Cortaccia, lungo la Strada del Vino nella Val d’Adige, in
provincia di Bolzano, su una terrazza soleggiata a 333 metri sul
livello del mare, circondata da frutteti e vigneti di proprietà
del committente. In questo luogo la viticoltura ha una tradizione
centenaria che si rispecchia anche in alcuni caratteri
distributivi ed architettonici delle case rurali, come ad esempio
le cantine a volta utilizzate per invecchiare il vino.
Lo stretto rapporto che collega gli abitanti delle Alpi con la
natura ed i suoi cicli ne influenza spesso anche l’atteggiamento
verso l’edificazione della propria abitazione. In questo caso i
committenti hanno fin dai primi momenti disposto che la casa
rispecchiasse i caratteri autoctoni e fosse realizzata utilizzando
materiali biologici, ecocompatibili, che non danneggiassero l’uomo
o l’ambiente, con materie prime reperite il più vicino possibili
al sito.
Confortati in questo da studi recenti condotti in vari Paesi
europei e statunitensi che hanno anche confermato le ottime
caratteristiche termoisolanti della paglia, conferendole una
conduttanza specifica media attorno allo 0,04 W/mK (valore in
effetti abbastanza variabile in funzione dell’umidità contenuta).
Le balle di paglia sono anche state testate al fuoco risultando
mediamente infiammabili ma garantendo comunque resistenza allo
sviluppo di incendi anche fino a 90 minuti grazie alla pressione
con cui la paglia viene imballata, che riduce l’ossigeno interno
impedendo il propagarsi delle fiamme (per fare un esempio, sarebbe
come tentare di bruciare una pila di elenchi telefonici). Il tutto
senza trattamenti chimici. L’alta densità del materiale impedisce
anche l’ingresso e la nidificazione di animali (ad esempio
roditori) sfatando un’altra paura infondata per le costruzioni in
paglia. Per quanto concerne la protezione dai piccoli insetti e
dagli ipotizzabili effetti allergizzanti, è sufficiente uno spesso
strato di intonaco superficiale. In ogni caso la funzionalità e la
rispondenza sul lungo periodo di tempo ai parametri di casa
passiva è consentita solo evitando errori progettuali e procedendo
con oculatezza nella posa in opera dei materiali.
Prima di procedere, sono state prese in esame alcune diverse
tipologie costruttive riferite alle balle di paglia, a grandi
linee differenziate in funzione della possibile ventilazione della
superficie esterna delle pareti d’ambito, intonacate o meno, e a
seconda dei materiali di rivestimento interni. Il vantaggio della
facciata ventilata risiede nella capacità di disperdere l’umidità
che riduce le caratteristiche termoisolanti della paglia e può
compromettere la struttura dell’edificio; per altro si tratta di
tecnologia più elaborata e costosa, con una immagine esterna
troppo caratterizzata.
Oltre all’abitazione principale, in funzione della presenza
dell’azienda agricola di famiglia il progetto ha previsto uffici,
magazzini, cantine per il vino e persino un punto vendita in
previsione, nel futuro prossimo, di uno sviluppo dell’azienda.
Progettista è uno dei più consolidati esperti nelle costruzioni in
paglia, l’architetto svizzero Werner Schmidt in collaborazione con
l’architetto meranese Margareth Schwarz. L’abitazione presenta
camere spaziose, molta luce, materiali edili biologici ed
un’organizzazione armonica degli spazi, per la quale è stato preso
come riferimento il concetto Feng-Shui dell’architetto svizzero
Samuel Frankhauser. Oltre agli elaborati base del progetto
(piante, prospetti, sezioni) i dettagli costruttivi e le soluzioni
estetiche particolari sono stati decisi direttamente durante la
fase di cantiere, alla quale i progettisti hanno contribuito
fattivamente.
L’edificio finale è una costruzione su due piani a cui si aggiunge
un terzo mansardato: 160 metri quadrati per un totale di 704 metri
cubi di volume. Grazie allo spessore imponente di isolamento sia
in parete (50 cm) che nel tetto (60cm), vengono agevolmente
coperti gli standard energetici passivi, come dimostrato dal
calcolo effettuato per la certificazione CasaClima. Si tratta come
noto della verifica che la Provincia Autonoma di Bolzano ha reso
obbligatoria per tutti gli edifici residenziali di nuova
costruzione a partire dal gennaio 2005. Il rendimento energetico
di casa Dalsant, calcolato a costruzione completata, ha rivelato
un fabbisogno termico di riscaldamento pari a 15,97 kWh/m2 annui,
rientrando così all’interno della categoria di edificio passivo
senza che questo fosse inizialmente un punto da perseguire durante
la progettazione.
Per la costruzione si è deciso di adottare una struttura portante
in legno di abete rosso a telai fabbricati a piè d’opera,
rivestiti internamente con un assitto diagonale; tipologia che,
con una attenta progettazione, consente un considerevole risparmio
nei tempi di realizzazione. Molti elementi dell’edificio sono
stati realizzati a secco (pareti, solai, copertura) e questo ha
portato ad una ulteriore contrazione dei tempi di edificazione:
meno di sei mesi, compreso l’arredo fisso. Il tamponamento, come
detto, è stato realizzato mediante elementi in paglia, pressata e
confezionata in blocchi da 100 x 50 x 35 cm in modo da risultare
relativamente leggeri e poter quindi essere posti in opera con
facilità. Al cantiere infatti hanno partecipato anche i
committenti stessi che, cooperando attivamente, hanno contribuito
eseguendo i lavori meno specializzati quali appunto, l’inserimento
dei blocchi in paglia nelle intercapedini del telaio. L’esperienza
di questo insolito “fai da te”, raccontano i protagonisti, ha
aumentato l’attaccamento emotivo alla propria casa e quindi la
responsabilità verso la sua costante manutenzione. La garanzia di
tenuta della parete è comunque data da un abbondante strato di
intonaco che conferisce all’intera struttura la rigidità
necessaria e la protezione nel tempo. L’intonaco esterno è
composto da una miscela di calce e sabbia, spesso tra i 3 e i 5
centimetri, applicato a più mani su una sottile rete metallica. Lo
strato interno invece è stato realizzato con terra cruda scelta
per la sua assoluta biocompatibilità e l’alta capacità di
regolazione dell’umidità interna. In questo casi la struttura
portaintonaco è stata realizzata mediante un cannicciato di piante
lacustri. Come sottolineato anche dalla pavimentazione del piano
terrra e dalle pedate della scalinata, realizzati in legno di
melo, abbondante in tutta la Val d’Adige, dappertutto vi è stato
lo sforzo di utilizzare materiali di provenienza limitrofa.
Nell’edificio non sono presenti locali interrati, Tutta la
struttura lignea poggia su dei setti in cemento armato a loro
volta sostenuti da una platea; in questa maniera un vespaio areato
la mantiene distaccata dal terreno evitando problemi di
marcescenza per umidità di risalita. Sfruttando la leggera
pendenza dovuta alle pendici del monte che sovrasta il paese, i
locali di servizio sono stati posti sul lato nord dell’edificio,
più freddo ed esposto ai venti, La cantina è realizzata
parzialmente interrata, con un dislivello di 150 cm rispetto al
piano di calpestio esterno, con il quale è collegata tramite
comode rampe per il passaggio di carrelli; un soffitto a volte
richiama l’antica conformazione dei locali per invecchiare il
vino, tipici della zona.
La paglia costituisce l’elemento termoisolante anche nel primo
solaio. Una serie di travi distanziano dai setti in cemento un
tavolato sul quale poggia uno spessore di 50 cm. di paglia che,
compreso il tavolato superiore di finitura, consente un valore U =
0,07 W/m²K. Per quanto concerne invece i due solai tra i piani,
sono realizzati mediante un grigliato di magatelli saturati di
granulato di sughero, ottimo per l’isolamento acustico. A finire,
la pavimentazione in legno di abete massiccio. La copertura è
stata realizzata tramite quattro grandi travi in legno lamellare,
della lunghezza di 14 metri ciascuna, per consentire all’ultimo
piano una mansarda a pianta libera e completamente aperta, con
grandi vetrate con vista sulla piana dell’Adige. Le grandi
vetrate, esposte a sud-est, consentono un guadagno termico solare
nel periodo invernale mentre lo sbalzo di gronda impedisce al sole
estivo di surriscaldare i locali interni. Un buon isolamento
termico, un’attenta progettazione, l’utilizzo di materiali a bassa
conduttività termica (come le finestre a doppia intercapedine)
consentono ad un edifico di mantenere consumi energetici ridotti.
Il calore necessario al riscaldamento degli ambienti e dell’acqua
sanitaria viene pertanto fornito da un impianto termico solare
orientato verso sud e disposto lungo il perimetro del giardino.
Nell’evenienza che l’impianto solare non riesca a coprire l’intero
fabbisogno (evenienza abbastanza rara) subentra una caldaia a
legna a basse emissioni alimenta un impianto a pavimento di soli
45 metri quadrati complessivi.
Resistente come paglia
Per riuscire ad introdurre nuovi materiali nel mondo delle
costruzioni è necessario avvalersi di una buona strategia di
marketing, una scheda circa le applicazioni tecniche ma anche una
serie di certificazioni. Dopo anni di innovazioni e
sperimentazioni nel campo edilizio, è quello che occorre oggi alla
paglia per passare dalla dimensione artigianale alla scena
professionale. Il lavoro di ricerca svolto finora nei Paesi
mitteleuropei è stato effettuato su tre direttrici differenti:
- prove tecniche per la certificazione alla resistenza al fuoco e
dell’isolamento termico;
- modalità della realizzazione di sistemi a parete e
l’ottimizzazione dei materiali da utilizzare,
- metodologia dei collaudi di laboratorio per assicurare
l’efficiente gestione del prodotto e consentire nelle costruzioni
di edifici in balle di paglia una stabilità qualitativamente
omogenea.
Una serie di prove sperimentali sono state effettuate in
particolare presso il Settore 39 dell’Ufficio Municipale della
città di Vienna. L’Istituto che si occupa di indagini e
sperimentazioni sui materiali ha riscontrato esiti inaspettati
riguardo la resistenza a compressione, la capacità di isolamento
termico e soprattutto di resistenza al fuoco.
Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, le balle di paglia
possono resistere molto bene alla compressione: sono stati infatti
registrati valori pari a 15 tonnellate x m2 senza subire alcun
danno. Il materiale inoltre presenta interessanti valori di
elasticità che consentono la rapida riappropriazione del volume al
cessare del carico. Gli studi sulla funzione termoisolante della
paglia sono invece stati approfonditi in più circostanze negli
Stati Uniti. Da questi è risultata una conduttanza specifica
intorno a 0,05 W/mK, che diventa 0,06 W/mK in caso di umidità pari
al 20% presente nella paglia. Test più recenti hanno indicato
conduttanza specifica di 0,0337 W/mK (0,0380 W/mK con il 20% di
umidità) a dimostrazione di come tali valori siano condizionati in
maniera rilevante anche dalla pressione effettuata durante il
confezionamento delle balle. Pare comunque lecito assumere come
valori di isolamento medi 0,04 W/mK, che attribuisce comunque alle
balle di paglia una alta capacità termoisolante. Testate al fuoco,
nella classificazione a 4 categorie per materiali da costruzione,
le balle di paglia in opera risultano mediamente combustibili
garantendo - se adeguatamente pressate e rivestite di intonaco -
una resistenza allo sviluppo di incendi pari anche a 90 minuti
(corrispondenti quindi a quelli di un muro di calcestruzzo spesso
25 cm.). Questo eccellente risultato evidenzia che le costruzioni
in paglia che possono essere realizzate anche senza ulteriori
trattamenti ingnifughi. Gli edifici in paglia dimostrano un alto
potere isolante anche sotto il profilo acustico, a condizione vi
sia una accurata progettazione e messa in opera. La paglia non
crea particolari problemi per l’inserimento di impianti elettrici
e sanitari; la plasticità del materiale consente inoltre di
coprire tutte le zone termicamente importanti quali gli attacchi
delle finestre, i nodi tra le pareti e la copertura, andando a
chiudere tutti i punti dove ipoteticamente si potrebbero
determinare ponti termici.
La diffusione anche in Italia di tale materiale, ottimo
nell’architettura che vuol dirsi ecologica dato lo scarso impatto
ambientale determinato -– la produzione è diffusa e abbondante – è
legata alla presenza di laboratori specifici che consentano di
collaudarne le caratteristiche ed accertarne le qualità in
funzione di sistemi di imballo, dimensioni, peso, temperatura ed
umidità; ma anche – in funzione della tipologia delle materie
prime – le condizioni legate ad elementi quali colore, omogeneità,
grado di purezza. Data la diversità di produzione delle materie
prime che compongono la paglia e per valutare le singole
caratteristiche in ogni zona di produzione e di utilizzo, è
opportuno che tali laboratori siano mobili, anche perché
l’attrezzatura base necessaria alle misurazioni potrebbe essere
contenuta in una comune valigetta. Tutti i tipi di paglia
derivanti da grano, orzo, segale, riso, lino, ecc. si adattano
particolarmente bene al campo edile in quanto la paglia risulta un
materiale resistente contro la mercescenza. Poi, una volta
“sdoganata” la paglia, potrebbero essere coinvolti in ambito
edilizio anche altri scarti agricoli per esempio fieno o anche
residui di canapa. Tuttavia per un uso diffuso risultano
probabilmente più adatte le balle pulite, compatte, asciutte.
L’importante è che la progettazione e la posa in opera
garantiscano che la paglia si mantenga sempre ben asciutta e le
sia garantita una adeguata ventilazione, evitando qualsiasi
possibile risalita di umidità dalle fondazioni nel muro. È
importante che le balle siano adeguatamente pressate e legate con
corde in polipropilene per evitare la formazione di ruggine
derivante dall’uso di fili metallici. A parità di spessore del
muro finito, la dimensione della singola balla influisce poco sui
risultati, ma è importante invece che costituisca sottomultiplo
della struttura in maniera da essere facilmente assemblata e che
l’insieme riempia con esattezza le intercapedini previste. Anche i
costi di costruzione sono a favore dell’utilizzo della paglia: è
facile ottenere una riduzione tra il 5 e il 10% delle spese
rispetto ad una casa tradizionale; inoltre il ridotto fabbisogno
termico consente un veloce ammortamento attraverso il risparmio
energetico. Altro aspetto importante delle costruzioni in balle di
paglia è la durabilità nel tempo, garantita per anni se la
struttura è ben realizzata. Sempre le sperimentazioni hanno
evidenziato che mentre una casa in muratura mostra i suoi difetti
dopo 10 anni e una casa in legno dopo circa 5 anni, un edificio in
paglia mal costruito mostra i suoi difetti dopo circa un anno, con
vantaggio del proprietario che può così constatare quasi subito la
qualità del prodotto casa consegnatogli e, in caso di errori,
protestare con l’impresa costruttrice o il progettista. Se invece
un edificio in paglia viene costruito seguendo regole precise e la
messa in opera è accurata, può essere garantito tranquillamente
per decenni, come dimostrano alcune case in paglia realizzate nel
190, ancora esistenti e in ottime condizioni.





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