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BIOARCHITETTURA
 

Numero 50-51-52 di agosto 2006 - gennaio 2007

Il paese dei balocchi
Petra Sasso

Tutto è cominciato con un piccolo forno per argilla, costruito nel 1989 nel mulino del “Britzer Garten”, un angolo incantevole di uno dei più bei parchi a sud di Berlino, nel distretto di Neukölln.
Presto si è sviluppata l’idea di usare l’argilla come momento di gioco ed apprendimento coinvolgendo i bambini in prima persona, che diventano a pieno titolo i padroni di questo ambiente, mentre gli adulti possono lasciarsi fiduciosamente coinvolgere nei loro giochi.
Questa iniziale idea si è evoluta e di anno in anno le creazioni sono aumentate, aggiungendosi le une alle altre la nave dei pirati, il tempio degli orsi, capanne, troni, totem e piccole e grandi opere artistiche, che hanno dato non solo l’opportunità di divertirsi in modo creativo, ma anche la soddisfazione di esser stati parte creatrice nei giochi che rimarranno ad uso di tutti in questo angolo di parco.
Così all’entrata della cittadella fa da guardia una testa dai disegni Maya che funge da torre di avvistamento, un grande orso accoglie al suo interno piccole nicchie dove vengono messe in mostra le opere più piccole dei ragazzi, un pavone di argilla vanta una coda di veri fiori variopinti. Dalla via principale di questo “paese dei balocchi” arriviamo ad un labirinto che, percorrendo, ci porta alla scoperta degli affascinanti totem, di statue raffiguranti volti simili a quelli dell’Isola di Pasqua, di animali dipinti e sculture in legno. Da qui si arriva ad un nuovo slargo ad uso di giochi e scoperte per i ragazzi; un poco in disparte dalla piazza, circa 30 metri più a nord, c’è il “palazzo del gioco”, ancora a portata d’occhio della cittadella di argilla, con scivoli, arrampicate ed altri divertimenti per i bambini.
Rainer Warzecha di “Interglotz” è l’ideatore e promotore di questo progetto che permette di ritrovare il rapporto con uno dei più antichi ed importanti materiali usati dall’uomo, la terra. Le prime testimonianze di utilizzo di questo materiale da parte dell'uomo per creare manufatti risalgono al periodo neolitico, quando i primi oggetti di argilla (ciotole, vasi, ecc.) venivano cotti direttamente sul fuoco. L'argilla è malleabile quando idratata e può essere facilmente lavorata con le mani senza controindicazioni, mentre si solidifica permanentemente col calore. Queste proprietà la rendono uno dei materiali più economici e largamente usati nella produzione fin dall'antichità ma anche un ottimo elemento di gioco costruttivo odierno. Durante le vacanze estive Rainer Warzecha costruisce e lavora assieme a bimbi e ragazzi però non solo con l’argilla, ma anche con altri materiali, sempre ecologici: legno, pietra e ceramica. Attraverso queste opere il villaggio di argilla potrà diventare una attrezzatura permanente, famosa dentro e fuori Berlino. Le prime testimonianze positive ci sono già state, infatti nell’estate 2004 la manifestazione è stata contrassegnata come “progetto del mese„ dall'associazione tedesca di difesa del bambino.
La manutenzione delle figure e la costruzione di nuovi elementi è parte del programma stesso della festa che si rinnova ogni anno a luglio ed agosto dove i ragazzi vengono diretti ed aiutati nelle costruzioni, inoltre si sta cercando di coinvolgere le scuole per i giorni di progetto e, dal 2006, si vogliono ideare dei periodici workshop che prendano a tema non solo la costruzione in argilla, ma anche in legno ed altri materiali ecologici e facili da usare.
Alla fine di ogni stagione di costruzioni c’è l’annuale festa, dove sono invitati costruttori e visitatori e, oltre alla mostra delle opere realizzate e dipinte durante il periodo estivo, gli ospiti vengono intrattenuti con gruppi di percussioni e ballo africani, provenienti da Ghana e Senegal.
Warzecha stesso ha pensato al nome della città d’argilla: “Makunaima” è una filosofia religiosa dell’america latina, secondo cui gli uomini nascono come vecchi e diventano sempre più giovani nel corso della loro vita.

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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