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BIOARCHITETTURA
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Numero 50-51-52 di agosto 2006 -
gennaio 2007
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Salice e salice
Bruno Stefani
I salici appartengono alla famiglia delle Salicaceae (che
comprende due generi, Salix e Populus, ovvero i pioppi) e
comprende all’incirca 500 specie tra alberi, arbusti ed
altrettanti incroci. Originarie di Europa, Asia e Nord America, le
specie più grandi arrivano ad una altezza di 20 m. Sono piante
perenni che crescono in ambienti molto umidi, è frequente la loro
presenza lungo gli argini di fiumi o laghi, gradiscono terreni
fertili e la loro moltiplicazione avviene in molti modi, tramite
semina, talea o margotta.
In Italia esistono all’incirca 40 varietà spontanee ma la loro
identificazione risulta complessa per la facilità con la quale le
varie specie riescono a produrre degli ibridi (Goethe definì il
salice “stirpe primigenia” in quanto difficilmente
classificabile). La loro crescita è molto rapida (in meno di 7
anni una piantagione può formare un piccolo bosco mentre in
coltura sono sufficienti turni di 30 anni per produrre legname di
grosso diametro, da 40 a 60 cm.
Grazie alla velocità di sviluppo della pianta, i salici sono
piante rustiche di facile ambientazione, numerose specie esotiche
si sono acclimatate nel nostro Paese, quali il Salix viminalis
(arbusto alto fino a 3,5 m e originario dell’Europa centrale e
dell’Asia) e il Salix babylonica, noto come salice piangente,
originario del medio oriente e utilizzato a scopi ornamentali.
Impiego
Il salice viene definita una pianta pioniera, che cresce su
qualsiasi terreno, dagli orli dei ghiacciai alle paludi povere di
ossigeno, fino a terreni ghiaiosi a scarsa componente di sostanze
nutrienti. In ogni caso la pianta facilmente si adegua alle
situazioni più estreme: salici delle più differenti tipologie
crescono in tutti i continenti e in tutte le zone climatiche.
Vista la grande disponibilità sul territorio e la facilità di
propagazione, i salici vengono impiegati negli interventi di
ingegneria naturalistica, i rami potati, talee, vengono piantati
per diversi scopi:
- prosciugamento del terreno;
- opere trasversali nei corsi d’acqua;
- protezione spondale di laghi;
- risanamento di scarpate instabili;
- consolidamento di fossi.
Occorre però tener conto, nella scelta della specie più indicata
all’intervento, delle condizioni stazionali in cui si opera,
andando ad utilizzare materiale vivente proveniente da popolamenti
naturali omogenei dal punto di vista ecologico e situati quanto
più vicino possibile al cantiere di lavoro.
L’osservazione che molte specie di salici crescono lontano da
fonti d’acqua come piante pioniere, ha portato già durante le
prime colonizzazioni al loro impiego nella bonifica dei terreni
incolti, sono infatti piante indicate per rigenerare terreni
poveri di sostanze nutritive o troppo compatti, con pH non
ottimali o inquinati da sostanze tossiche. In particolare il Salix
caprea ha dimostrato di essere resistente all’inquinamento da gas
di scarico contenente SO2 e fluoro, mentre i Salix viminalis e
purpurea consentono il consolidamento delle dune marine.
Come piante di protezione, i salici possono servire a diversi
scopi, resistono a vento forte e al gelo, nelle aree agricole ad
esempio diminuiscono l’erosione eolica aiutando lo sviluppo e la
produzione delle colture; collocati lungo le strade contribuiscono
alla diminuzione del rumore causato dal traffico.
I salici arborei sono importanti per la produzione di legname da
opera, molto simile al legno di pioppo, su terreni fertili e con
buon rifornimento idrico è possibile ricavare fino a 25 m3 di
legname per anno/ettaro. Il legno di salice è leggero, tenero e
pieghevole, dai tronchi più grossi si ricavano casse da
imballaggio, sculture (in Olanda i famosi zoccoli sono realizzati
in legno di salice), compensati, stuzzicadenti e fiammiferi. Il
legname più sottile viene utilizzato invece nella produzione di
cellulosa, pannelli in fibra e truciolati.
Come pianta da reddito agricolo, i salici si prestano alla
produzione di materiale da intreccio e per la legatura, i vinchi
vengono impiegati per legare le viti, mentre i vincastri sono
utilizzati per realizzare cesti e stuoie. L’uso dei salici come
pianta da vimini è noto fin da tempi antichi, difatti il Viminale,
uno dei sette colli di Roma, deve probabilmente il suo nome a una
fitta selva di questi alberi che popolava le sue pendici. La
coltivazione di salici da vimini ha avuto un grande sviluppo nel
XVII secolo in Europa centrale, in Italia, le principali
coltivazioni si hanno al Nord, in Veneto, Friuli ed Emilia e fanno
principalmente uso delle varietà viminalis, purpurea e alba.
La corteccia contiene tannini utili alla concia del pellame, ad
esempio nella produzione del famoso “cuoio di Russia”, un cuoio
raffinato, chiaro soffice, dall’odore caratteristico e per la
preparazione di medicamenti
In apicoltura il salice riveste una importante funzione in quanto,
grazie alla fioritura precoce, la produzione di polline all’inizio
della primavera fornisce un sostentamento per la giovane prole,
decisivo per un rapido sviluppo degli sciami. Tale ruolo consente
anche di utilizzare i salici come alberi trappola, ottenendo che
le colonie di api si depositino nelle immediate vicinanze rendendo
la cattura meno difficoltosa da parte dell’apicoltore.
In passato invece il libro contenuto nella corteccia veniva
trasformato in corde e stuoie.
Tutti questi utilizzi sono settori economici in regresso e il
salice è oggi utilizzato, come già accennato, prettamente come
materiale da costruzione vivo. Per la stabilizzazione e per
l’innalzamento dell’alveo di torrenti, vengono utilizzati i
cosiddetti pennelli, opere compatte realizzate con rami vivi di
salice uniti in fascinate, deposte lungo gli argini formano in
circa due anni una vegetazione capace di consolidare il terreno e
proteggere la sponda anche da notevoli forti piene.
Opere di ingegneria naturalistica sfruttano i salici anche nel
risanamento di aree danneggiate lungo le sponde, terreni smottati
vengono consolidati tramite un’opera mista di fascine di rami e
paletti di salice che vengono infissi nel terreno, tale tecnica
però richiede una grande mole di lavoro e ad oggi è stata
pressoché abbandonata.
Rami di salice vivi possono essere inseriti in muri di
contenimento realizzati con pietre a secco, a tale tecnica si
prestano quasi tutte le varietà, è impartante solamente che le
talee riescano a oltrepassare lo strato di pietra ed affondare nel
terreno, in modo da riuscire a radicare. Lo stesso procedimento è
valido su murature formate da gabbioni metallici e pietre, anche
se risulta difficoltoso l’inserimento dei rami tra gli elementi.
Sempre a scopo ornamentale per nascondere opere imponenti di
contenimento del terreno, i salici possono essere utilizzati per
la realizzazione di palificate vive in legno, anche se le
costruzioni in legno vengono oggi sostituite da quelle in ferro o
elementi prefabbricati in cemento armato.
Il consolidamento di versanti instabili può essere effettuato
mediante interventi stabilizzanti, utilizzando cioè esclusivamente
rami vivi o talee con grande capacità di propagazione vegetativa.
Le gradonate di ramaglia viva di salice viene talvolta affiancata
a piante legnose radicate (gradonate con latifoglie radicate, ad
esempio Prunus Paduus) che consentono un’azione migliore,
penetrando molto in profondità nel terreno. Le gradonate vengono
spesso realizzate a mano, per una profondità di circa 70 cm ed una
distanza fra loro di circa 1,5 m, mentre per ogni metro lineare
vengono piantate mediamente 6 piantine.
Proprietà medicinali
La corteccia è uno dei più antichi rimedi farmaceutici naturali,
gli effetti curativi provengono dai tannini e dall’acido
salicilico. Quest’ultimo viene prodotto per ossidazione
all’interno del corpo umano a partire dal glucoside salicina
(contenuto in quantità minore anche nelle foglie del salice) che
viene scisso in zucchero e saligenina, per ossidazione poi si
ottiene appunto l’acido salicilico. A questo scopo vengono
utilizzate soprattutto le varietà purpurea, alba e caprea.
Il salice risulta essere un potente analgesico, antipiretico,
antireumatico, antimalarico, lo sciroppo, il decotto e la polvere
ricavati dalla corteccia hanno proprietà astringenti mentre con
uso esterno il decotto viene impiegato in bagni antireumatici.
Proprietà calmanti provengono dal decotto degli amenti fioriti
raccolti tra marzo ed aprile.
Tracce dell’uso di salice come rimedio naturale risalgono al 1500
a.C., all’interno del famoso Papiro Ebers (in cui vengono elencati
circa 800 rimedi a base di erbe). Famosi medici greci, come
Dioscoride e Galeno ne raccomandavano l’uso per curare le
infiammazioni e le infezioni intestinali mentre Ippocrate ne
consigliava l’uso contro febbre e dolori reumatici. Nel XVII
secolo in Inghilterra il decotto della corteccia di salice veniva
impiegato nella cura di raffreddore, febbre e mal di testa. Nel
corso del XVIII secolo invece si hanno notizie dell’utilizzo di
medicamenti a base di salice per ridurre i dolori reumatici.
Oggi la più nota sostanza prodotta a partire dall’acido salicilico
è l’aspirina, la “medicina universale”. Ma di fatto essa non viene
più prodotta a partire dalla pianta ma per sintesi chimica in
laboratorio. Rispetto all’acido acetilsalicilico l’estratto di
Salice è però meglio tollerato a livello gastrico, per la presenza
dei glucosidi e non del principio attivo puro, ed anche per la
contemporanea presenza dei polifenoli.
L’impiego dell’acido salicilico ha importanti utilizzi anche al di
fuori del campo medico, esso viene utilizzato come conservante e
come prodotto impiegato nell’industria cosmetica.
Immagini di Marco Pastore





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