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BIOARCHITETTURA
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Numero 50-51-52 di agosto 2006 -
gennaio 2007
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Il costruire sostenibile
L’approccio della “Straw-Bale House”
Marco Pastore
I recenti aumenti del costo della benzina e del gas,
sostanzialmente collegati alla massiccia richiesta di energia dei
paesi emergenti, c’inducono a riflettere sul fatto che le risorse
cui attingiamo non potranno risultare sufficienti per tutti ancora
a lungo. Discutere di sviluppo sostenibile è diventato del resto
leit motiv di discussioni televisive, politiche, culturali, ma la
sostenibilità non si realizza a parole, bensì perseguendo con i
fatti alcuni criteri di azione e di vita, che a volte paiono
stridere con le esigenze di benessere e di comodità ormai
acquisite. In particolare, le costruzioni edili costituiscono un
pozzo di energia e risorse, in quanto luogo privilegiato delle
“comodità” acquisite nel corso dell’ultimo secolo: senza pensarci
troppo siamo abituati ad utilizzare in una sola giornata duecento
litri di acqua potabile per persona, adoperandone appena l’1% per
bere, e convertendone il 99% in acque grigie, ripotabilizzabili
solo a costi elevati; nella stessa maniera siamo soliti consumare
notevoli quantità di energia, sia elettrica che termica, senza
preoccuparci di quanta parte provenga da fonti rinnovabili. Tra i
possibili argini ai flussi in uscita della “civiltà degli
sprechi”, vi è quello di agire prima sulla forma mentis di
progettisti ed utilizzatori, quindi sulla progettazione e sulla
realizzazione. L’approccio al costruire sostenibile, avvenga con
tecnologia hi-tech o low-tech, è comunque teso a realizzare
sistemi energetici per quanto possibile chiusi e a contenere i
costi ambientali. Aspetti principali sono: energia, durata
dell’opera, basso impatto ambientale, inserimento paesaggistico,
salvaguardia idrica. Come già accennato, assume un ruolo
prioritario l’attenzione verso i consumi di energia, contenibili
attraverso l’approvvigionamento da fonti rinnovabili, la drastica
riduzione delle dispersioni in fase di utilizzo, la durevolezza
per contenere sprechi futuri, la versatilità del costruito e la
sua riparabilità. Appare opportuno anche l’utilizzo di materiali
di recupero, riciclati, o comunque a basso impatto ambientale. La
collocazione nel contesto paesaggistico va considerata sia in
riferimento a incidenze su spazi alberati o verdi e habitat
preesistenti, sia per mantenere un rapporto armonioso con
l’intorno, necessario per la qualità della vita. Infine, la
salvaguardia delle acque dolci e potabili, risorsa dell’umanità e
come tale accessibile a tutti, è obiettivo da perseguire con
tecnologie innovative per il riciclo delle acque grigie, e
mediante la captazione e l’utilizzo delle acque piovane. Le ormai
numerose costruzioni “environmental-friendly”, che forniscono
esempi concreti per discutere criticamente e concretamente di
sostenibilità, sottolineano da una parte il momento creativo
dell’ideazione di una peculiare soluzione architettonica,
dall’altro consentono un confronto dei risultati finali dell’opera
con le problematiche di realizzazione e l’efficienza delle
soluzioni adottate. Va detto inoltre che particolare complessità
presenta la proposizione di modelli di architettura sostenibile
nel contesto urbano. Risulta utile a riguardo analizzare
l’approccio della “Straw-Bale House”, opera vincitrice di molti
premi fra cui il premio RIBA per la sostenibilità 2004, progettata
da Sarah Wigglesworth e realizzata a Londra in 9 Stock Orchard
Street. L’obiettivo era fondere un’unità abitativa con un
ufficio-studio associato, in risposta alla richiesta di spazi
ibridi propria delle città del 21° secolo. L’edificio è
organizzato in due moduli o “ali”, articolati a formare un angolo
retto: la prima ala è di tipo abitativo, la seconda è adibita ad
ufficio-studio. Nel punto di incontro fra le due unità, uno spazio
comune può essere utilizzato sia come sala da pranzo che come
locale per le conferenze. “Incardina” le due ali una torre di
cinque piani con funzione di biblioteca e relativa sala di lettura
posta all’ultimo livello. La pianta dell’ala abitativa è studiata
in modo da soddisfare le diverse funzioni, con la zona notte
concepita come “paradiso caldo”, protetta sia dalla collocazione a
“nicchia”, nel punto più distante dell’unità abitativa, sia
dall’isolamento termico garantito da 550 balle di paglia, che
caratterizzano in maniera dominante l’edificio. Le balle di paglia
sono protette nei confronti delle intemperie mediante rivestimento
esterno realizzato in materiale ondulato, parte del quale è
lasciato volutamente trasparente per rivelare all’osservatore
esterno l’essenza dell’opera. L’area adibita a studio-ufficio è
antistante ad una linea ferroviaria, aspetto che pone particolari
problemi di insonorizzazione e di assorbimento delle vibrazioni
meccaniche indotte dal passaggio dei convogli. L’insonorizzazione
del modulo lavorativo viene garantita da un muro esterno
costituito da sacchi riempiti con sabbia e cemento e da
rivestimenti in tessuto trapuntato contenenti fiocchi di isolante,
soluzione particolarmente efficace anche per garantire
l’isolamento termico. L’intera costruzione è sollevata dal
terreno: lo spazio sottostante l’area abitativa, che è sospesa su
colonne, è destinato, nelle intenzioni del progettista, ad
ospitare un giardino coltivato a fragole con annesso allevamento
di polli. L’ala ufficio poggia invece su pilastri realizzati in
“gabbioni” di metallo, riempiti con ammassi di calcestruzzo di
recupero, particolarmente efficaci nello smorzare le vibrazioni
indotte dai treni.
Una notevole quantità dei materiali utilizzati, sia per l’interno
che per l’esterno, sono riciclati o recuperati: il legno delle
scale di accesso all’area ufficio proviene, ad esempio, da alberi
abbattuti dalla tempesta del 1989 nei pressi di Londra; per
incorniciare le finestre dell’ala lavorativa sono state utilizzate
alcune traversine dismesse dalla linea ferroviaria locale; parte
dell’isolamento termico dei muri è stato realizzato con cartapesta
ottenuta da vecchi giornali. Il tavolo della cucina è realizzato
in “Ttura”, materiale che assomiglia a conglomerato “seminato”, ma
con pezzi di vetro riciclato al posto dei frammenti di marmo.
Questo tavolo presenta anche un riuscito design innovativo, in
quanto si prolunga fin sulla balconata, al di là del muro
delimitante lo spazio adibito ai pasti. Il risparmio energetico è
garantito dall’alimentazione tramite pannelli solari dell’unità
abitativa e dall’utilizzo di una pompa frigorifera per il locale
dispensa, dove la conservazione del cibo è garantita mediante
flusso di aria fresca, risucchiata attraverso il terreno
sottostante. Anche l’utilizzo dell’acqua è gestito in maniera
sostenibile: l’acqua piovana è interamente convogliata in
cisterne, ed utilizzata per alimentare gli sciacquoni dei bagni
dell’ala ufficio, per la lavatrice e per l’irrigazione
dell’orto-giardino. Nel bagno dell’unità abitativa è invece
prevista una “Composting Toilet”, che utilizza un ridottissimo
flusso di acqua e garantisce la produzione di compost, utile per
la concimazione del giardino.
La paglia in edilizia
Per quanto possa sembrare curioso, divertente o eccentrico
prendere in considerazione la paglia per l’edificazione di una
casa, l’utilizzo di questo materiale povero per costruire case e
ripari risale agli albori dell’umanità ed è tecnica costruttiva
propria di culture anche molto diverse e distanti fra di loro.
Originariamente la paglia era in genere utilizzata in forma
sciolta in combinazione con argille o legno per conferire
struttura alle pareti. Successivamente, a partire dal tardo ‘800,
l’innovazione tecnologica ha messo a punto la tecnologia per
imballare e comprimere in forme rettangolari la paglia stessa: .
da questo momento divenne naturale usare direttamente queste
“balle” come mattoni. Pare che ad utilizzare per primi questa
tecnica per edificare case e chiese siano stati i pionieri
americani del Nebraska in difficoltà nel reperire altri materiali
da costruzione.. Le balle di paglia dimostrarono subito proprietà
uguali o in qualche caso addirittura superiori rispetto ai
materiali utilizzati a quel tempo, tanto da assicurarne un uso
piuttosto esteso. Attualmente viene impiegato in strutture murarie
portanti o di tamponamento, ma la sua diffusione come materiale di
costruzione è sempre stata limitata dallo scetticismo provocato
sia dalla vulnerabilità al fuoco che dalla supposta
deteriorabilità nel tempo. Le costruzioni con paglia sono state
realizzate principalmente negli Stati Uniti, mentre in Europa gli
esempi sono ancora pochi mancando sufficienti certificazioni circa
la capacità portante e il comportamento meccanico di questo
materiale. Ma perchè usare la paglia? Si tratta innanzitutto di un
prodotto di scarto agricolo, proveniente in particolare dalla
raccolta dei cereali. tradizionalmente utilizzata come lettiera
per gli animali da allevamento. È pertanto una intelligente forma
di riciclaggio. La caratteristica principale di questo materiale è
la sua conducibilità termica (circa 0.20 W/m²K) davvero molto
bassa rispetto agli standard normalmente richiesti per le
costruzioni con materiali “convenzionali” ( intorno ai 0.40 W/m²K
). Essa garantisce inoltre la perfetta traspirabilità delle pereti
in cui viene utilizzata ed evita pertanto fenomeni di condensa
superficiale assicurando un ottimo confort negli spazi abitativi e
un ambiente di vita più sano. La paglia è inoltre materiale
perfettamente biodegradabile, maneggiabile con facilità ed il suo
costo in termini di energia combustibile per la raccolta,
l’imballaggio e il trasporto in cantiere (energia “grigia”) è
molto più basso di qualsiasi altro materiale utilizzato in
edilizia. La paglia risulta inoltre materiale facilmente
deformabile che consente una notevole creatività nel dare forma
alle pareti mediante semplice “battitura” in sede di assemblaggio.
Contrariamente a quanto avviene con materiali tradizionali è
possibile pertanto progettare una casa con pareti curve, nicchie,
andamenti circolari, senza influire significativamente sul costo
complessivo della realizzazione. In alcuni casi la posa in opera
della paglia non richiede particolare precisione consentendo un
“fai-da-te” con risparmio sui costi della manodopera. Bisogna
tuttavia prestare attenzione ad alcune specifiche problematiche.
La paglia costituisce un materiale biodegradabile e come tale è
sogetto a deteriorabilità nel tempo causata principalmente
dall’esposizione agli agenti atmosferici ed al fuoco; richiede
pertanto alcuni accorgimenti in sede di posa in opera e una
costante manutenzione nel tempo. Per farla durare a lungo la
costruzione deve proteggere la facciata dall’acqua piovana, ad
esempio mediante una gronda sporgente; inoltre le balle di paglia
devono posare su una adeguata fondazione che le isoli dall’acqua
di risalita. Questo può essere ottenuto con uno strato di catrame
bituminato posto tra fondazione e la prima fila di balle. La
paglia va connessa alla fondazione con tiranti di acciaio. Il
materiale sciolto è facilmente incendiabile ma nelle balle la
compressione risulta tale da escludere aria sufficiente per la
combustione fra le fibre. Come hanno verificato specifici
esperimenti condotti negli Stati Uniti, l’esposizione di un muro
in paglia a temperature elevate per tempi prolungati (1000°C per
due ore) è comunque molto dannosa. Per contenere possibili danni
diventa opportuno uno strato di intonaco di calce con spessore
attorno ai 3-4 cm. Anche la calce è materiale che consente il
passaggio del vapore ed evita quindi che l’umidità rimanga
intrappolata fra le balle di paglia impedendo l’innesco di
possibili fenomeni di decomposizione. Ulteriore timore legato a
questo materiale è il possibile richiamo per insetti o roditori
vari, ma lo spessore dell’intonaco, la compressione della paglia e
il possibile utilizzo di sottili reti metalliche a rivestimento
della muratura fungono da deterrenti efficaci, come dimostrano
esperienze documentate. La paglia ha bassa resistenza alla
compressione e quindi il suo utilizzo come materiale strutturale è
limitato. Nel caso si voglia adottare questa tecnica, è opportuno
contenere l’altezza ad un solo piano adottando l’accortezza di
trafiggere le balle di paglia con pali in legno, bambù o con barre
metalliche per impedirne lo spostamento, garantirne la stabilità e
accrescere la capacità portante del materiale. Qualora si intenda
invece utilizzare la paglia per murature di tamponamento, il
carico dell’edificio verrà trasferito sul telaio portante e la
paglia fungerà unicamente da strato isolante tra gli spazi vuoti
del telaio. Il prezzo può essere variabile e dipendere dalla
tecnica costruttiva utilizzata, tenendo conto che la muratura di
una casa incide statisticamente sul costo dell’intero edificio
soltanto per un 20% circa. Come accennato, in alcune modalità
costruttive è poi possibile un certo grado di “fai-da-te”, che
consente una riduzione parziale dei costi di manodopera. Per
quanto concerne la necessità di manutenzione per evitare il
deterioramento della struttura muraria, i suoi costi vengono
compensati dal risparmio sul riscaldamento della casa, garantito
dall’elevata capacità isolante delle balle di paglia. Concludendo,
pare superabile il preconcetto che relega l’utilizzo di questo
materiale a contesti non urbani o addirittura non “sviluppati”,
secondo un concetto occidentale di progresso.





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