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BIOARCHITETTURA
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Numero 50-51-52 di agosto 2006 -
gennaio 2007
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Studiare dietro casa
La lettura del territorio come approccio formativo
Maria Letizia Panajotti, Giancarlo
Vivianetti
Anche se si ha la fortuna di non essere diluiti in una qualunque
anonima periferia di una grande o media città, ma si vive a due
passi dalla chiesa e dal municipio e qua e là ancora rimangono i
segni della centuriazione romana o segmenti di acquedotto, risulta
comunque difficile leggere, capire, comprendere, misurarsi con il
territorio “fuori dalla porta di casa”. Servono conoscenze
raffinate che consentano di distinguere gli stili e le epoche,
serve la capacità di orientarsi tra il vecchio ed il finto
vecchio, serve infine la buona volontà di qualcuno che ci dipani
il filo che tiene insieme quello che un tempo era un “tessuto”
fatto di case e di orti, di percorsi disegnati dal capriccioso
snodarsi dei rigagnoli o da eventi cruenti e favolosi. A voler
generalizzare, le difficoltà che si presentano a quanti intendono
percorrere e documentare con metodo le fasi della formazione di un
paesaggio, soprattutto se i destinatari di questa azione sono i
bambini ed i ragazzi del luogo, sono in genere di due tipi:
- di carattere operativo, consistente nella laboriosità richiesta
dal reperimento dei dati relativi alle varie problematiche, per lo
più con valenze interdisciplinari, spesso dispersi in tomi
specialistici e raramente correlati fra loro;
- di carattere metodologico, cioè nella necessità di elaborare una
griglia articolata ma omogenea, che possa essere applicata a tutte
le varie fasi dello svolgersi della storia del territorio preso in
esame, in modo che gli elementi connotanti, da cui discende la
metamorfosi del paesaggio, appaiano sempre riconoscibili e
correlabili.
In questo senso la struttura organizzativa elaborata a fini
didattici su volere nel 2004 dall’Amministrazione del Comune di
Due Carrare (PD) appare in teoria applicabile al di là del borgo
di Pontemanco, che è stato oggetto di studio, ma anche a gran
parte delle minuscole realtà territoriali del Veneto e anche, con
le dovute cautele e modifiche, ad altri parti del territorio
nazionale. Si è infatti partiti col ritenere di capitale
importanza che nei ragazzi venisse accresciuta la consapevolezza
dei luoghi in cui vivono e quindi prendessero coscienza di quanto
abbia inciso nel tempo l’azione antropica sul territorio e di
come, con grande facilità e mezzi alla portata di quasi tutti, sia
possibile mettere oggi in atto operazioni devastanti e
irreversibili non solo per l’ecosistema, ma anche per la
sopravvivenza della cultura e dell’identità delle comunità stesse.
L’obiettivo primario è stato dunque di consentire la distinzione e
la comprensione dei segni che il passato ha impresso
riconoscendoli come elementi che concorrono alla definizione della
loro stessa identità di cittadini di un luogo; di conseguenza
l’importanza di amarli e a difenderli come testimonianze visive e
reali della storia della loro comunità; a considerarli infine i
punti di riferimento dai quali non è possibile prescindere nella
progettazione del futuro.
Indagine storica
Il testo di accompagnamento non è stato volutamente pensato come
un libro di storia, per cui si limita ad evidenziare con
linguaggio semplice, corretto e mai banalizzante, tutti quegli
aspetti culturali che hanno concorso a modificare la forma del
paesaggio sia in senso fisico che formale, selezionando solo le
informazioni strettamente necessarie e sufficienti ad inquadrare
l’argomento. Da un punto di vista formale sono state evitate forme
“edulcorate” privilegiando una grafica asciutta e moderna, con un
impianto chiaro e pulito che, senza rischiare di impoverire
eccessivamente i contenuti, equilibrasse peso dei testi e delle
immagini, comunque portatori di informazioni a livelli diversi.
Anche le didascalie sono state sintetiche ed esaustive. Il testo
rende dunque possibile una lettura a più livelli, consentendo di:
- assumere delle informazioni di massima solo scorrendo foto e
didascalie;
- approfondire solo gli argomenti che attirano l’attenzione;
- procedere ad una lettura sistematica.
Per prima cosa sono stati individuati “macro periodi” in cui è
apparso opportuno suddividere la storia del territorio. Non si è
affrontato come periodo specifico l’Età contemporanea sia per la
complessità del tema che per la scarsa funzionalità al lavoro. Le
problematiche contemporanee sono state affrontate solo come
confronto rispetto alle realtà storiche facendo emergere ed
evidenziando, di volta in volta, gli elementi di criticità. Con
riferimento a ciascuno di questi “macro periodi”:
- sono stati considerati gli effetti di eventi naturali (in
particolare le variazioni del clima) e gli elementi qualificanti e
connotanti il periodo in analisi a livello sociale, economico e
culturale, che, come è noto, condizionano gli interventi antropici
(dalle agricolture alle strutture economico-commerciali,
dall’edilizia alla urbanistica) la cui incidenza è determinato dal
relativo livello scientifico e tecnologico;
- sono stati selezionati alcuni elementi per descrivere la
morfologia dei vari paesaggi storici e valutarne le
caratteristiche: l’originario stato “primigenio”, la
centuriazione, la rinaturalizzazione, le bonifiche, la “cultura
della villa”; caso per caso sono stati evidenziati quegli elementi
e quelle strutture che ancora oggi sono leggibili o concorrono
alla definizione del paesaggio attuale;
- sono stati segnalati luoghi e strutture dove, con visite
programmate, è possibile verificare o ampliare le notizie già
apprese;
- è stata approntata una bibliografia sintetica e aggiornata per
supportare gli insegnanti nel percorso di aggiornamento e per
agevolare l’organizzazione di eventuali lavori tematici.
Strumenti
Sono state utilizzate carte geografiche, carte stradali, Carte
Tecniche Regionali, planimetrie catastali, aerofotogrammetrie,
ecc… indispensabili per individuare e localizzate l’oggetto di
studio nel territorio e per effettuare osservazioni, misurazione e
confronti. La disponibilità di mappe storiche e catasti antichi ha
consentito di dare dimensione concreta alle situazioni storiche
indagate ed anche confronti con la realtà attuale e riflessioni
sulle tecniche di rappresentazione grafica antica. Alle volte si è
ritenuto utile approntare delle semplificazioni grafiche per
evidenziare le strutture o le modifiche subite. Anche stampe,
disegni, quadri… sono stati di grande aiuto per la illustrazione
dei passaggi storici, accogliendo anche immagini attuali purché
simili a quelle evocate. Insostituibile si è dimostrato l’uso
dell’immagine fotografica per documentare lo stato attuale e
supportare le azioni di verifica e di osservazione.
Individuazione dell’oggetto
Elaborato il progetto di massima, si è passati all’individuazione
dell’oggetto su cui esercitare il percorso, cercando un elemento
di grande valenza simbolica e/o che sia stato fortemente connotato
dagli eventi storici. Poiché per una attività didattica corretta è
opportuno che la scelta parta dalla scuola, è stato individuato un
“oggetto” facilmente accessibile in modo che i ragazzi potessero
frequentarlo per verificare quanto via via apprendevano non solo
durante le visite didattiche, ma anche con proprie autonome
incursioni. In questa fase risulta particolarmente importante e
preziosa la collaborazione di quanti, a livello locale, sono stati
testimoni della storia più recente e di quanti hanno raccolto e
approfondito il patrimonio della memoria collettiva.
Nel caso specifico, avendo come riferimento le scuole elementari e
medie del Comune di Due Carrare, luogo di origine dei Carraresi
futuri Signori di Padova, è stato scelto il borgo di Pontemanco,
antesignano centro proto-industriale fondato proprio dai Carraresi
nel XIV sec. che vi attivarono un importante centro molitorio al
servizio del territorio circostante dipendente dalla loro
gastaldia, di cui ancora oggi si possono vedere tracce della
costruzione all’interno del complesso di villa Soranzo-Petrobelli.
Percorso storico
Si è partiti con i Veneti Antichi, corrispondenti al periodo dal X
al I sec. a.C. Sono state presentate informazioni sulle strutture
associative e sulle attività economiche, con suggerimenti di come
poteva svolgersi la vita quotidiana e configurarsi l’aspetto del
paesaggio. Al territorio in questa fase è stata riconosciuta una
specie di situazione primigenia in quanto le attività antropiche
erano di fatto molto limitare e si utilizzavano solo risorse
naturali. Si è evidenziato in particolare il fatto che i “casoni”,
tipiche abitazione dei braccianti agricoli che ancora
sopravvivevano numerosissimi fino agli anni ’50 del secolo scorso
in tutta la bassa padovana fino alla Laguna Veneta, traevano la
loro matrice da quest’epoca antichissima.
Della civiltà romana, dal I sec. a.C. al V d.C., si sono messe in
evidenza le grandiose opere di strutturazione del territorio
mediante la realizzazione di un sistema stradale che, di fatto,
con successivi opportuni adeguamenti, ha retto fino XIX sec., la
messa a regime di territori agricoli improduttivi per mezzo della
realizzazione delle centuriazioni, e le opere realizzate per
dotare le città di servizi, in particolare, di acquedotti. Si è
provveduto a illustrare con maggiore dettaglio la struttura della
centuriazione in quanto il territorio di Pontemanco faceva parte
della centuriazione realizzata a sud di Padova e di cui l’attuale
canale Cagnola-Pontelongo, tutt’oggi importante segmento del
sistema idraulico locale, era il canale fondamentale per il
deflusso delle acque verso l’Adriatico. Il territorio, quindi, con
questi interventi ha perso l’originale stato di naturalezza ed è
stato piegato alle esigenze delle comunità.
Dell’ampio arco dal Basso Impero alla nascita dei Comuni Dal V al
XI sec. è stato messo in evidenza che, a partire dal VI° sec,
notevoli variazioni climatiche, in cui ha prevalso un clima umido
e piovoso, hanno prodotto straordinarie e sostanziali modifiche
alla orografia del territorio che, a causa della libera
divagazione dei fiumi, ha generato un diffuso fenomeno di
rinaturalizzazione con numerose rinnovate aree boschive e
paludose, a fronte di una presenza umana quasi inesistente. Tutto
ciò, sommato alla crisi del tardo impero, spiega la cancellazione
di significative memorie della centuriazione a sud di Padova.
Dalla nascita del Comune alla fine della Signoria Carrarese (dal
XII al XVI sec.) si hanno differenze politiche, culturali ed
economiche, ma è stato trattato come un unico periodo a
sottolineare il comune interesse per il territorio che ha
comportato il ripristino delle vie di comunicazione, la gestione
delle acque sia per il trasporto delle merci e dei passeggeri, sia
per il loro sfruttamento come forza motrice per azionare mulini e
opifici. Risale a questi secoli la struttura dell’attuale sistema
di canali del Comprensorio Padovano di cui si ricorda che il loro
uso funzionale e produttivo è venuto definitivamente a cessare
solo alla metà del secolo scorso e di cui, purtroppo, in così poco
tempo, è quasi scomparsa ogni memoria. Per quanto riguarda
l’aspetto formale del paesaggio è stato evidenziato che comincia
ad avvicinarsi a quello unanimemente considerato come il
tradizionale paesaggio veneto non solo perché il territorio
comincia ad essere diffusamente segnato dall’azione antropica con
la rinascita di borghi e paesi e per l’intensificarsi delle
attività agricole favorite anche dalla introduzione di innovazioni
tecniche, ma anche perché iniziano i primi interventi di bonifica
che a poco a poco disciplineranno la mutevole naturalità dei
luoghi allora dipendente dalla libera digressione dei corsi
d’acqua e dalle grandi aree paludose.
La nascita del Borgo
A questo punto è stata contestualizzata la nascita del borgo di
Pontemanco che, come accennato, sorge attorno alle numerose poste
molitorie sul canale Biancolino. Sono stati riportati alcuni cenni
sulla localizzazione dei mulini nel territorio e sul loro uso,
sulla derivazione del Biancolino dal canale di Battaglia, e sulle
testimonianze dei Carraresi che potrebbero essere oggetto di
successive indagini: il sito del Castello, la gastaldia e la
chiesa abbaziale di Santo Stefano. Grazie alla disponibilità
dell’Archivio di Stato di Padova è stato possibile inserire un
testo che illustra le trasformazioni avvenute fra il 1466 e il
1477 nel borgo di Pontemanco così come è testimoniato da due
antiche mappe.
Ci è parso molto importante poter mostrare ai ragazzi “immagini”
che rappresentano lo stato del loro territorio in un’epoca così
antica.
Il periodo della Serenissima va dal 1405, anno della dedizione di
Padova a Venezia, alla caduta della Repubblica Veneta nel 1797. Di
questo lungo periodo di dominazione si sono messi in evidenza la
sopravvenuta necessità di Venezia di volgersi alla “stato de tera”,
di gestire cioè i territori della terraferma che soli avrebbero
potuto garantirne la sopravvivenza, e di come la Dominante sia
stata in grado di coniugare un notevole progetto di sviluppo
economico con la costruzione di un sistema “la cultura della
villa” che avrebbe definitivamente connotato il paesaggio veneto
con interventi di notevole e durevole valenze estetica. Venezia
intraprende, grazie ai propri Provveditori, iniziative su larga
scale volte alla regimentazione delle acque con opere di bonifica
per rendere produttivi gran parte dei territori “inculti”, da
affidarsi successivamente per lo più a nobili famiglie veneziane,
sempre con una costante attenzione ad evitare il pericolo di
interramento della laguna.
Nasce così l’originale sistema culturale-economico della “villa
veneta”, al contempo fiorente azienda agricola, luogo di
sperimentazione agraria e anche d’ “ozio”: di delizia e di svago.
Sinteticamente sono state messe in evidenza alcune costanti:
- le vie d’acqua come privilegiato sistema di comunicazione;
- la tipologia base della villa e l’articolata struttura del
complesso dell’azienda;
- la varietà dell’edilizia rurale, che nelle sue molteplici
espressioni, sempre dettate da esigenze funzionali mediate
dall’esperienza centenaria, si inserisce nel territorio in un
rapportodi naturale equilibrio.
I periodi successivi dopo la caduta di Venezia, che possiamo
estendere fino alla Seconda Guerra mondiale, non hanno di molto
ulteriormente inciso e modificato la struttura del territorio
soprattutto perché l’imprenditoria ottocentesca non riteneva
conveniente l’innovazione e il rischio e quindi non individuò
nell’industrializzazione un obiettivo primario.
In conclusione, in maniera un po’ arbitraria ma non troppo,
abbiamo eletto la struttura territoriale conseguente al “sistema
villa” come il paesaggio storico di riferimento, pur non
nascondendo le iniquità sociali che sottendeva e, quindi, non
sottovalutando il futuro bisogno di riscatto sociale delle
popolazioni. In particolare si è attirata l’attenzione sullo stato
attuale di grave incuria e pericolo di cancellazione dell’edilizia
rurale, elemento fondate di questo paesaggio.
Pontemanco
Si è giunti così ad affrontare il tema principe del lavoro: capire
la struttura del borgo di Pontemanco e leggerne l’immagine. Sulle
mappe antiche è stata verificata la preesistenza degli elementi
fondanti la struttura urbana attuale, fornendo indicazioni per
aiutare a leggere la complessità e la originalità di un borgo
proto-industriale che dal tempo dei Carraresi è giunto fino a noi
nella sua completezza non solo formale ma, almeno fino agli anni
‘50, anche sociale. Infine sono state sottoposte ad analisi la
planimetria urbanistica attuale ed alcune foto di comparazione fra
l’edificazione storica e quella recente, per evidenziare la grande
diversità di trama che caratterizza la struttura urbana
stratificata e quella moderna, con la totale estraneità formale e
culturale del nuovo ampliamento urbano e di tutti i recenti
interventi edilizi.
A conclusione, si è individuato nell’unico mulino ancora
sopravissuto, se pur gravemente mutilato e degradato, la
testimonianza simbolo della storia della comunità, che pertanto
potrebbe diventare l’oggetto di eventuali ipotesi di tutela e
valorizzazione su cui i ragazzi sono stati incoraggiati a
misurarsi.





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