A. WEGER
LIBRERIA BRESSANONE

via Torre Bianca, 5
39042 Bressanone BZ
Tel. +39 0472 836164
Fax. +39 0472 801189
info@weger.net

 
 
 
BIOARCHITETTURA
 

Numero 50-51-52 di agosto 2006 - gennaio 2007

La superficie è il mondo
Marco Pastore

Si potrebbe dire: il mondo è la sua superficie, La superficie delle cose occupa infatti una casella della mente che contiene il dipartimento degli oggetti (la superficie è una cosa fisica, tattile, odorabile, visibile) e al tempo stesso apre al microcosmo della psiche (la superficie è anche il punto di contatto tra la realtà e la proiezione del nostro sentire). Formidabile ed onnipresente mediatrice dunque tra ciò che è materiale e ciò che è immateriale, la superficie presiede a tutta o quasi l'organizzazione della nostra conoscenza del mondo, sia dal punto di vista dell’individuo che nella storia della specie umana perché continuamente, instancabilmente attraverso il suo sviluppo ci ammette al cospetto della realtà corporea, tridimensionale e inconoscibile. Per quanti sforzi possano essere investiti nel penetrare il volume, ci troveremo sempre e comunque, irrimediabilmente ed esclusivamente, dinanzi a superfici. Sarà forse anche per questo suo essere epidermide ma anche essere, pellicola ma anche sostanza, che inventare superfici è affare complicato. Problema tipico del progetto d’architettura. La superficie infatti comunica. Sempre. Anche quella di livello zero che manteniamo sotto i piedi, ci parla su piani molteplici che vanno dalla storia della cultura alla tattilità connessa al calpestare (i nostri piedi segnalano puntualmente ogni variazione di supporto), dalla matericità dei componenti alla visualità prospettica. George Carte, affermato progettista di giardini, consiglia di pensare la superficie di ogni ambiente chiuso o aperto come se fosse quella della nostra stanza preferita. Un esempio che chiarisca la regola generale: sì come è di uso comune utilizzare dei tappeti nelle stanze per frammentare l’omogeneità dell’area, nello stesso modo ci si deve comportare nei confronti di una superficie esterna: le superfici troppo omogenee, lisce, devono essere contrastate con opportuni oggetti provvisti di trama, in modo da evitare l’effetto monotonia e pesantezza. Se è vero che le possibilità sono infinite, è comunque sempre possibile indagare la ragione e gli effetti di alcuni suggerimenti pratici.
A grandissime linee, ogni ambiente è distinguibile nella sua appartenenza all’una o all’altra di due macro categorie: direzionato o non direzionato.
Tipico del primo gruppo è ad esempio il caso di un sentiero omogeneo, pavimentato con lastre di cemento uniformi. È immediatamente rilevabile infatti come questo - a differenza dell’area tendenzialmente rettangolare di una stanza di appartamento - presenti una precisa direzionalità. L’interruzione della monotonia non può avvenire introducendo elementi allungati, posti con il loro asse maggiore lungo la direzione del sentiero; risulta invece accattivante una frammentazione trasversale costituita da intagli trapezoidali o rettangolari, saturati con un materiale che stabilisca un contrasto con le lastre per dimensioni, struttura e colorazione. La frammentazione delle lastre di cemento può ad esempio essere effettuata mediante ghiaia multicolore a riempire gli iati trasversali, unita a immagini di ammoniti. Nei casi più fortunati in cui il sentiero è fiancheggiato da piantumazioni erbacee e floreali, la presenza di tali discontinuità trasversali caratterizza il percorso con maggiore vivacità, contrastandone i toni e correlandolo maggiormente al contorno. Gli interventi dunque saranno più discreti.
Una situazione non direzionata è invece data da un’ampia superficie priva di specifiche indicazioni di percorrenza. In questi casi il “pattern” complessivo risulterà condizionato in maniera decisa anche dalla più piccola variazione più o meno improvvisa, per esempio anche solo dal verso con cui viene posata una pietra o una lastra in cemento. Elemento importante in questo caso può essere assolto dalle fughe, cioè dai punti di discontinuità / connessione fra elementi: giunzioni a filo omogeneizzano la superficie, mentre fughe incavate o lievemente fuori profilo cadenzano lo spazio. Può risultare in questo caso interessante la soluzione costituita dall’interposizione di un ricorso di mattoni sull’orlo di ogni giunzione, a creare una griglia incrociata. Questo consente di rendere estremamente interessante anche un lastricato “povero” realizzato con piastroni di cemento, valorizzandolo.
I materiali utilizzabili per caratterizzare le pavimentazioni sono i più vari. Per realizzare pavimentazioni di pregio possono essere ricavati importanti suggerimenti dallo studio di diverse tipologie di forme d’arte regionali legate alla pavimentazione: ad esempio i mosaici di Spagna ed Italia, che possono costituire facile spunto per la realizzazione di parti di pavimentazioni creative. Varianti alle tradizionali tessere vetrose, utilizzate nel mosaico “romanico” ma troppo delicate per aree di intenso calpestio, possono essere utilmente costituite da piccoli ciottoli arrotondati, di origine marina o fluviale, oppure squadrati, in rombi o quadrati, o ancora a forma di “riccioli” di ispirazione barocca. Si tratta di frammenti naturali presenti sul mercato in colorazioni molto diversificate fra di loro, che vanno dal bianco al nero, passando attraverso una sorprendente gamma di tenui varianti cromatiche. In Gran Bretagna, artisti come Maggy Howarth, specializzata in meravigliosi e complessi disegni composti da sassolini arrotondati, impiegano un ampia gamma di tenui colori, una sorta di mosaici romanici rivisitati, utilizzando però pietre naturali in sostituzione delle tessere vetrose. A volte il loro utilizzo in pavimentazioni è effettuato in combinazione con ghiaie “sciolte” di colori diversificati. Generalizzando, si può affermare che è possibile incorporare in schemi moderni tutta l’ampia varietà di tipi di pavimentazioni regionali di tradizione vernacolare.
Un altro esempio è costituito dalle ardesie, usate tradizionalmente nelle case antiche per rivestire i focolai o i tetti, che possono essere posate di fianco nel terreno, secondo un informale disegno a “spina di pesce”. Pavimentazioni realizzate in legno possono ricreare un ambiente diversificato a gradoni mediante l’utilizzo di ceppi cilindrici di sezione e lunghezze variabili, formando un disegno tridimensionale a gradini che richiederebbe tuttavia l’impianto di piante erbacee come complemento. L’intero disegno può essere reso maggiormente complesso se formelle di ceramica vengono intervallate ai ceppi di legno.
L’accostamento di realizzazioni antiche e moderne, a volte complesse da realizzarsi, risultano sempre visivamente eccitanti in funzione della situazione “inaspettata”. Rientra in questa opzione la mescolanza di mosaici ceramici con blocchi di granito e ghiaia multicolore, l’inserimento di fili di acciaio inossidabile in patterns ottenuti con pietre scarsamente squadrate, dall’aspetto vetusto, il lasciare che muschi e licheni diversifichino le superfici di materiali più moderni, ravvivandoli nella trama e nel colore.
Particolarmente interessanti all’aperto sono le pavimentazioni in legno, utilizzate fin dall’antichità per le loro proprietà di attutire i rumori e di isolare dal freddo del suolo, per agevolare la percorribilità dei sentieri, per ponti, negli ingressi delle case e nei cortili. Nel Centro Europa le misure delle piastre di legno destinate alla pavimentazione sono normate. Esse devono provenire preferibilmente da legno di quercia, pino, larice e abete rosso, e presentare, nella forma tradizionale a “parallelepipedo”, 8 cm di larghezza, 12-20 cm di lunghezza e un’altezza di 8-10 cm. I cilindri di legno, invece, presentando una struttura più pronunciata, possono essere utilizzati per inventare dei paesaggi a gradini. Essi presentano diametri fino a circa 20 cm e lunghezze variabili. Nella realizzazione di una pavimentazione con cilindri o piastre, questi vanno posati su un letto drenante costituito da più strati: sul piano del terreno va posto dapprima uno strato di ghiaia, poi uno di sabbia, infine uno ulteriore di ghiaia grossa. Le fughe devono essere infine riempite con sabbia fine.

 

 

 

 

 

 

 

 
 

Torna al numero 50-51-52 di BIOARCHITETTURA

Torna alla pagina degli arretrati di BIOARCHITETTURA

 

Casa editrice

Istituto Nazionale Bioarchitettura

 

 

 

 
 
 

 

I numeri dal 35 al 52

Sono editi dalla Mancosu Editore di Roma, a cui richiedere eventuali numeri arretrati.

   BIOARCHITETTURA Service
   Abbonamenti
   Contatto
   Redazione

  

   Redazione

   BIOARCHITETTURA

   C.P. 61 - 39100 Bolzano
   0471.278294