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BIOARCHITETTURA
 

Numero 50-51-52 di agosto 2006 - gennaio 2007

Waterpower

Strategie di rinnovamento per la Valle dei Mulini
Bruno Stefani

Inserito nel magnifico contesto della ripida valle formata dal torrente Canneto, tra Amalfi e Scala, il masterplan Waterpower punta a recuperare un panorama costruito a terrazze e un sistema di antiche cartiere pre-industriali attualmente in stato di abbandono e degrado. L’area è infatti raggiungibile solamente a piedi e le ripide pendenze del terreno richiedono oggi un impegno extra per cercare di mantenere l’agricoltura locale competitiva rispetto alla produzione industrializzata. Il masterplan, voluto dall’Università e dalla Provincia di Salerno, si è dato l’obbiettivo di recuperare un sistema di 14 opifici proto-industriali (circa 20.000 m2 di spazi coperti), una rete di canalizzazioni per lo sfruttamento dell’energia idrica e 25 ettari di terrazzamenti delimitati da muri in pietra a secco e coltivati a limoni. Prima spezzettato in una serie di interventi e di progetti diversi (che hanno coinvolto 11 studi professionali di ampia notorietà: 7 italiani, 2 spagnoli, 1 inglese ed 1 nordamericano) tesi alla reinterpretazione architettonica dell’intero contesto, è stato poi ricucito in un disegno complesso ed organico, un progetto globale con un valore quindi superiore alla somma dei singoli interventi.
Per tutto ciò ci sono voluti due anni di lavoro e di incontri tra esperti di discipline diverse.
L’introduzione di sistemi e tecnologie in grado di risolvere i problemi attuali (accessibilità della zona e generazione di energia idrica utile all’agricoltura e all’industria) ha cercato compenetrazioni con la qualità del paesaggio e con la ricca storia del luogo, in particolare con i sistemi, di origine araba, relativi alla captazione, canalizzazione, raccolta e sfruttamento delle acque del torrente Canneto da convertire in chiave contemporanea per uno sviluppo turistico, culturale ed economico della Costiera. Nella loro struttura organizzativa di base, si tratta di realizzazioni definite durante la Repubblica Marinara di Amalfi e attraverso i floridi contatti mantenuti con le altre popolazioni del Mediterraneo. Si tratterebbe dunque di un recupero e di un aggiornamento tecnologico, dal momento che in questa zona lo sfruttamento a fini energetici dell’acqua risale al XIII secolo, inizialmente tramite i mulini utilizzati per frantumare le olive o macinare il grano, poi con le cartiere e infine con piccole centrali idriche. Se dagli Arabi venne appreso il sistema di raccolta delle acque e la costruzione di macchine idrauliche, probabilmente dall’Oriente più estremo giunse la tecnica di lavorazione della carta e fors’anche la coltivazione dei limoni. Entrambe le attività, sia la produzione della preziosa carta fatta a mano di Amalfi così come la coltivazione dei limoni, diverranno famose nel mondo. Poi, come per molti territori di complessa accessibilità, il progressivo abbandono. Il progetto Waterpower ipotizza dunque l’attualizzazione dell’uso della potenza idrica sia per la produzione di energia sia per risolvere le difficoltà di accesso che hanno portato alla crisi della proto-industria e all’abbandono del territorio. In questo modo l’energia idrica, ideale modello per progetti che combinano tecnologia avanzata, consapevolezza ambientale e sostenibilità economica, nel progetto Waterpower coinvolge anche ambiti di partecipazione, riqualificazione ambientale e turismo. Si ha dunque il tentativo di interconnettere e bilanciare reti materiali ed immateriali utilizzando moderne risorse tecnologiche ed energie rinnovabili, reintroducendo l’acqua come una fonte di potere primaria, proteggendo il torrente Canneto e la flora mediterranea e la fauna alimentate dalle sue acque, ribadendo l’identità locale attraverso la diffusa consapevolezza della sua storia; tutto ciò per ripristinare attività tradizionali, incentivare il turismo sostenibile, aumentare il numero degli addetti, innescare dinamiche positive anche attraverso il rinnovamento di edifici, canali e terrazzamenti. In questo senso la conservazione dell’equilibrio delicato tra la naturale bellezza dell’ambiente e le tracce dell’intervento dell’uomo, è affidata ad un approccio integrato in cui gli edifici stratificatisi nel tempo vengono letti come tessere di un mosaico complessivo che definisce il panorama. Si tratta per lo più di edifici attualmente dismessi, “immobili”, semplicemente cristallizzati nel tempo a memoria di una gloria ormai passata, che lasciano qua e là trasparire le antiche eredità trans-continentali lasciate dalla Repubblica di Amalfi alla comunità locale. Il masterplan non propone tuttavia la storia come eredità fossilizzata bensì come flusso dinamico in grado di attivare nuovi inizi, con programmi, tecnologie e materiali capaci di guidare l’energia dell’acqua verso strategie di rinnovamento di un’area che altrimenti tenderebbe a congelarsi come museo delle proprie rovine. Le strutture preesistenti vengono riconvertite e ampliate attraverso funzioni diversificate e interconnesse quali un Centro per la biodiversità, la Stazione termale, il Museo dell’idraulica, il Centro audiovisivo, varie Sale espositive, un Ostello ed una serie di Refuge, Hotels, Mediterranean spa e Chateaux relais a garantire circa 300 nuovi posti letto e consentire a visitatori e residenti una serie di attività di alto profilo: dal fitness al rilassamento, dalle riunioni alle visite a musei. Tutti i progetti prevedono il rispetto delle strutture storiche esistenti e l’utilizzo di materiali “invertibili” i quali, cessata la loro funzione, possano con facilità essere rimossi o sostituiti. Questo obiettivo è risultato ottenibile mediante varie tecniche di intervento, da metodologie tradizionali all’uso di materiali compositi, come resine ed acciaio per rinforzare le strutture esistenti.
I materiali principali sono stati scelti in base alla disponibilità di approvvigionamento, alla velocità e semplicità con la quale possono essere assemblati e al rispetto di alcune prescrizioni produttive: l’acciaio è stato previsto venga prodotto da industrie a basse emissioni e basso consumo energetico; il legno dovrà essere certificato FSC (Consiglio Forestale di Stewardship) per provenienza da foreste controllate che soddisfano standard ambientali, sociali ed economici; la pietra sarà locale in modo da ridurre l’impatto ambientale dato dai trasporti; il vetro stratificato di sicurezza conterrà alte percentuali di materiali da riciclo preservando così sia le risorse che l’energia utilizzata nella produzione; lo stesso varrà per l’alluminio che, se si risparmia il processo di estrazione della bauxite, vengono abbattuti del 95% i costi energetici di produzione.
È stato steso anche un abaco generale degli utilizzi di ciascun materiale: il vetro andrà ad occupare lo spazio lasciato da muri demoliti dal tempo; la pietra locale comporrà i percorsi e sostituirà parti di muri di contenimento dei terrazzamenti degradati; il metallo sorreggerà sezioni di coperture danneggiate; alcuni vuoti saranno riempiti da pannelli solari. Nuovi spazi saranno definiti da strutture in acciaio che rinforzeranno e sosterranno i sistemi idraulici antichi e nuovi. In ogni caso all’acqua è affidato il ruolo caratterizzante con cui accompagnare ogni progetto, oggi come in passato, con un masterplan volutamente poco invasivo e proiettato piuttosto verso la difesa del torrente Canneto tramite un uso delle sue acque coordinato e razionale. Lo scorrere del torrente scandirà il ritmo con il quale i progetti appariranno lungo la valle con l’acqua che accompagna il visitatore nel percorso, sia all’esterno che all’interno degli edifici. Ad esempio presso il futuro Centro di biodiversità, l’acqua servirà a controllare l’atmosfera all’interno di alcune serre nelle quali è previsto vengano coltivate anche piante rare. L’acqua, raccolta in un serbatoio piatto sulla copertura ed incanalata attraverso delle tubazioni lungo il perimetro dell’edificio, fluisce lungo i due muri principali in vetro per raccogliersi infine nelle varie piscine alla base dell’edificio prima di essere reimmessa nel torrente. Il primo acquedotto realizzato nella valle invece, verrà trasformato in una passerella di acqua dalle quali i visitatori potranno osservare l’intero processo della realizzazione di energia idroelettrica.
L’idea più avveniristica che traspare dal masterplan risiede nello sfruttamento dell’acqua a servizio della nuova accessibilità pedonale meccanizzata: tre nuove tipologie di elevatori sfrutteranno la potenza idraulica per consentire di superare i salti di quota principali e di accedere con facilità alle diverse strutture. Nei punti in cui si vorrà evidenziare il valore simbolico dell’acqua, verrà installato un ascensore a galleggiamento. Una piattaforma mobile galleggiante, adibita al trasporto di 10 persone, si muoverà verticalmente all’interno di un vano ascensore che, allagato, consentirà ai visitatori di coprire un dislivello di 10 metri in circa 3 minuti, utilizzando un volume di acqua di 25 metri cubi. Nella ex fabbrica di sapone, che diventerà un’area di vendita di prodotti locali, verrà installato un ascensore a pressione, che utilizzerà lo stesso principio degli elevatori oleodinamici, diffusamente utilizzati nelle abitazioni civili. In pratica l’ascensore segue lo stesso principio di quello realizzato dall’ingegnere Leone Edoux nel Cristal Palace per l’Expo Universale di Londra del 1851, reinterpretando così la necessità del moderno su un luogo antico. Un sistema di tubi telescopici azionati dall’acqua in pressione solleverà la cabina, vincolata nel suo percorso lungo delle guide. In questo caso il fluido potrà essere mandato in pressione tramite una pompa di sollevamento oppure posizionando un serbatoio alla quota adeguata. La terza tipologia di ascensore, installato presso la prima cartiera della valle trasformata in centro termale, si basa su un sistema a bilanciamento variabile tra due forze peso opposte: un volume di acqua variabile in un serbatoio controbilancia il peso della cabina con quello del contrappeso che alza la cabina. Il volume del fluido deve essere opportunamente variato durante la corsa in modo tale da far prima accelerare, poi muovere a velocità costante ed infine decelerare la cabina dell’ascensore.
Agli elevatori si affiancheranno anche due tipi di teleferiche, installate su pendii inclinati e terrazzati, azionate da motori idraulici, che consentiranno una possibile strategia a impatto zero per la manutenzione dei muri a secco e per la coltivazione dei limoneti, supporti fondamentali per luoghi altrimenti destinati al definitivo abbandono con il rischio annunciato di un pericoloso dissesto idrogeologico. In totale sono previste, per 20 dei complessivi 700 ettari di terrazzamenti della costiera, undici funicolari costituite da due carrelli sospesi e vincolati a una fune chiusa ad anello che scorre tra due pulegge. Il peso dei carrelli è equilibrato da alcune zavorre d’acqua posizionate all’interno dei carrelli stessi, in base al peso delle merci trasportate. Ad una macchina idraulica è demandato il compito di avviare il movimento tramite una ruota motrice agente su una puleggia. I carrelli possono raccogliere fino a 560 kg di limoni, equivalenti a 10 casse da 56 kg.
In ogni caso il rispetto verso l’ambiente è al centro della progettazione, che si riallaccia alla tradizione e ad un uso della tecnologia basato esclusivamente su fonti rinnovabili e locali, generate primariamente dal torrente Canneto a dal sole. È stato calcolato che nella Valle dei Mulini è possibile produrre fino a 300.000 kWh all’anno tramite un sistema composto da micro-turbine - installate in coincidenza con i maggiori i dislivelli del torrente, per la produzione di energia idroelettrica – assieme a pannelli fotovoltaici e sistemi ad accumulo con celle ad idrogeno. Il fabbisogno termico invece è affidato all’installazione di sistemi solari e geotermici. Tale uso di energia proveniente da fonti rinnovabili corrisponde a più di 70 tonnellate di benzina equivalente all’anno, evitando l’emissione di sostanze inquinanti in atmosfera corrispondenti a 210 tonnellate all’anno di anidride carbonica. È anche prevista la raccolta dell’acqua piovana da utilizzare per l’irrigazione di spazi verdi, per impianti tecnologici, sanitari e antincendio, con una rete di collettori adibiti allo smistamento dell’acqua raccolta tramite una rete di distribuzione parallela all’acquedotto dell’acqua potabile. Tali sistemi di raccolta, filtraggio e distribuzione saranno installati anche sugli ultimi quattro edifici nella parte superiore della valle, che non ha approvvigionamento di acqua proveniente dalla rete pubblica.

Il progetto, coordinato dall’architetto Luigi Centola e sviluppato in collaborazione con un team interdisciplinare costituito da un centinaio di professionisti privati ed enti pubblicisi è aggiudicato a Ginevra il primo premio Holcim European Awards per la costruzione sostenibile, selezionato tra oltre 1.500 progetti provenienti da 118 nazioni. Il concorso, attuato in collaborazione con alcune delle più prestigiose università del mondo, è finalizzato a promuovere i migliori progetti mondiali di architettura a sostegno dell’ambiente. In particolare vengono premiate le migliori strategie di intervento fondate su un approccio sistemico in cui la sostenibilità si configura come l’elemento centrale di una necessaria riunificazione tra architettura, urbanistica e paesaggio. Secondo la motivazione della giuria “il progetto unisce e fonde in modo straordinario l’architettura antica con quella moderna, contribuendo al miglioramento della funzionalità delle strutture esistenti, preservando accuratamente qualità intrinseche del paesaggio. L’ingegnoso riutilizzo delle risorse disponibili: edifici esistenti, infrastrutture ed energia idraulica, favorisce non solo misure sostenibili per la rivitalizzazione del contesto, ma funge anche da opera di sensibilizzazione dell’ambiente stesso considerato come partecipante dinamico nella creazione di un senso collettivo di luogo. Il progetto promuove pertanto una trasformazione che accresce il valore territoriale e promette di rafforzare le straordinarie basi economiche della cultura regionale stimolando l’interesse in questa nuova identità della valle.” Successivamente lo stesso progetto ha ottenuto il secondo premio (pari a 250.000 $) ai Global Awards di Bangkok.

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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