BIOARCHITETTURA
|
Numero 50-51-52 di agosto 2006 -
gennaio 2007
|
Cos’è il paesaggio
Andrea Dall’Asta
Il paesaggio italiano è oggi al centro di un acceso dibattito,
volto a considerare il problema della sua salvaguardia in
relazione ad una sua precisa valorizzazione, nella consapevolezza
che tutela e sviluppo di un territorio sono condizioni
indispensabili per progettare un futuro. Soprattutto a partire dal
secondo dopoguerra -caratterizzato da un’intensa ricostruzione e
urbanizzazione che ha accompagnato in modo disordinato una tardiva
rivoluzione industriale- il paesaggio italiano, frutto di lente
integrazioni di secoli di storia, è stato in pochi decenni
aggredito da una quantità di interventi legali e abusivi che ne
hanno inesorabilmente cambiato il senso. Di fatto abbiamo
assistito a un’imponente e progressiva trasformazione del
territorio, che ha disgregato l’idea stessa del paesaggio
italiano, strutturato secondo quella straordinaria armonia che si
era venuta a creare tra ambiente naturale e intervento antropico,
tra natura e cultura, tra natura naturans e natura naturata. Se in
altri Paesi europei lo sviluppo economico sociale ha tentato altre
strade per difendere la qualità dell’ambiente, in Italia è
arrivata troppo tardi la presa di coscienza della necessità di
un’integrazione tra politiche di tutela e di salvaguardia e
politiche di sviluppo. Anzi, spesso, in tali paesi, più è
aumentato lo sviluppo, più l’ambiente è stato tutelato e le città
salvaguardate. In Italia l’incertezza della pianificazione
territoriale; continue e sciagurate sanatorie delle opere abusive
che hanno incentivato ulteriori comportamenti illegali; assenza di
norme edilizie e di piani di interventi di controllo da parte
degli enti locali e centrali che hanno favorito un’edilizia
selvaggia; coperture di interessi particolari, che hanno permesso
ogni tipo di violenza sul territorio, a vantaggio esclusivo di
pochi che ne hanno tratto altissimi profitti; inconsulte e
oltraggiose colate di cemento; una pressoché totale insensibilità
nei confronti del paesaggio nei suoi aspetti ecologici, estetici,
storici e sociali sono solo alcuni aspetti che hanno dato origine
ad un caos insediativo che non ha risparmiato scempi ambientali,
costruzioni senza qualità architettoniche, sterminate periferie
sviluppatesi a macchia d’olio e prive di infrastrutture,
cementificazione dei litorali. Si è permesso lo sviluppo di
un’edilizia senza regole. Un fenomeno in cui si sono unite
inefficienza e corruzione, coinvolgendo il mondo della politica e
quello della grande speculazione edilizia e fondiaria. Il
territorio italiano ne è risultato drammaticamente depotenziato
nella sua bellezza e nel suo stesso linguaggio, punto di arrivo di
secoli di storia. Si tratta di una semplice indifferenza nei
confronti dei valori ambientali? Quale cultura ha permesso questa
aggressione del territorio? Quali classi politiche hanno potuto
assistere inerti a un tale massacro del territorio? Perché il
territorio italiano continua anche oggi ad essere oggetto di
interventi in grado di distruggere in pochi anni un patrimonio
ambientale e culturale di importanza straordinaria, senza che le
classi politiche intervengano in maniera adeguata? Quali modi di
vivere sono cambiati a tal punto da compromettere in pochi decenni
un paesaggio straordinario? Quale senso di responsabilità sociale
può scaturire da questi processi degenerativi? Quali comportamenti
possono nascere da un sentimento diffuso di impotenza nei
confronti dell’assenza di una valida politica del territorio, in
grado di promuovere fiducia nelle dinamiche di un serio sviluppo
territoriale?
La presa di coscienza della trasformazione del paesaggio italiano
non può oggi limitarsi ad una semplice denuncia, ma dovrebbe fare
riflettere sui modi con cui una società può avviare modelli di
gestione che sappiano promuovere azioni di tutela ambientale e di
responsabilità sociale con una seria politica di sviluppo.
Infatti, non solo questo degrado inficia la vivibilità di un
intero territorio ma ne compromette irrimediabilmente la crescita
culturale, economica, sociale. Per esempio: l’Italia aveva un
litorale costiero straordinario che avrebbe potuto essere
valorizzato e ottimizzato in termini turistici nel pieno rispetto
dell’ambiente. Invece, spesso, si è preferito puntare su una
incontrollata proliferazione edilizia, che ha stravolto il
territorio, con gravissimi danni per l’economia stessa del Paese.
La cementificazione dei litorali ha ormai compromesso in maniera
irrimediabile lo sviluppo turistico per moltissime zone costiere.
Poche aree territoriali, ridotte spesso a poveri residui, hanno
conservato la peculiarità delle loro caratteristiche ambientali e
culturali. Quali rimedi elaborare di fronte a territori così
compromessi? Affrontare la tematica del paesaggio significa dunque
riflettere non tanto o non solo su un problema di carattere
estetico ma anche e soprattutto etico. A partire dalla
moralizzazione della politica e della pubblica amministrazione. Il
problema dovrà essere risolto a vari livelli e non solo da un
punto di vista legislativo. In questo senso Stato e Regioni devono
ampiamente collaborare per elaborare una seria politica di tutela
e di valorizzazione del territorio. Con serie attività di
pianificazione. Anche se questo non è sufficiente. Affrontare la
tematica del paesaggio vuole dire educare ogni cittadino al
rispetto ed alla valorizzazione del territorio in quanto bene
collettivo. Il paesaggio non può essere strumentalizzato. Il
cittadino è chiamato a percepire il valore identitario del
paesaggio quale luogo in cui progetta la propria storia. Si tratta
di promuovere una reale cultura dell’ambiente. L’uomo crea lo
spazio ed in qualche modo ne riflette l’immagine. Quale spazio sta
creando l’uomo contemporaneo? In che modo questo spazio ferito sta
modificando i comportamenti e l’esistenza stessa delle persone che
lo abitano? Come pensare oggi lo sviluppo di un ambiente che
mantenga il suo legame con la storia e contemporaneamente sappia
proiettarsi verso il futuro?
Forse, oggi, si costruiscono meno mostri di cemento, in compenso
gli interventi edilizi appaiono più diffusi e pervasivi. Non
ultimo, si assiste al parallelo e progressivo abbandono di quell’edilizia
del passato che aveva caratterizzato da secoli il paesaggio
italiano. Non si tratta solo dei numerosi villaggi di montagna,
abbandonati lungo tutta la penisola, ma anche degli insediamenti
agricoli, testimoni di una cultura rurale che è stata per secoli
un aspetto fondamentale della cultura italiana.
Testo scritto in occasione della Biennale del Paesaggio Reggio
Emilia 2006





|